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+Europa

Politiche ambientali concrete
di contrasto al cambiamento
climatico per Italia e Europa

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L’obiettivo di questo documento è tentare di impostare proposte concrete, in parte già attuate da alcuni governi europei, che possano condurre nel medio periodo ad una riduzione delle emissioni e contemporaneamente condurre a una riduzione dell’anidride carbonica in atmosfera, tramite il fissaggio del carbonio nel suolo e nelle biomasse forestali.

Non ho certo la presunzione o la pretesa di avere inserito tutto ma l’intenzione è quella di aprire per Radicali Italiani e per +Europa una stagione di riflessione e di lotte in campo ambientale, sfruttando campagne e progetti già avviati in passato e la nostra capacità di utilizzare anche in questo settore un approccio laico.

Premesse

Politiche ambientali e di contrasto al continuo incremento di emissioni di gas climalteranti in atmosfera (anidride carbonica e metano innanzitutto) sono il principale esempio di come sia sostanzialmente inutile ragionare dentro i confini di un singolo Stato e occorra mettere in atto politiche di respiro per lo meno continentale. Anche una visione di dimensione europea è sostanzialmente insufficiente, dato che è soprattutto in altre parti del globo che si stanno producendo gli incrementi maggiori di emissioni. Non c’è dubbio tuttavia che efficaci politiche europee sul tema avrebbero la capacità di incidere anche a livello globale.

Il faro da seguire è la fine dell’era del petrolio che ovviamente oggi è solo un’evocazione ma che può divenire realtà grazie ad un percorso che occorre compiere. Il cambiamento tecnologico e il cambiamento delle scelte delle imprese deriva dalle innovazioni e dalla ricerca ma anche dalle richieste dei consumatori: i capitali si orientano su tecnologie sostenibili anche spinte dalle opinioni dei cittadini. Per questo l’azione politica che possiamo realizzare è di fondamentale importanza ben sapendo tuttavia che non esiste una sola soluzione miracolosa, ma necessita impostare una serie di provvedimenti che abbiano da una parte l’effetto di ridurre le emissioni e dall’altra l’effetto di trasformare una parte dell’anidride carbonica atmosferica in carbonio organico. Le due azioni sommano i propri effetti poiché da una parte riducono la massa di tonnellate di CO2 che invadono la nostra atmosfera e dall’altra trasformano e fissano una parte della CO2 grazie all’azione della vegetazione e dei suoli.

L’articolazione delle proposte si traduce in 5 azioni, le prime due rivolte alla riduzione delle emissioni, la terza relativa alla protezione degli stock di carbonio presenti, la quarta e la quinta volte a incrementare i suddetti stock.

1) Mercato europeo del carbonio (Emission Trading)

La Direttiva europea ET (Emission Trading) del 25 ottobre 2003 ha aperto la possibilità di realizzare un mercato delle emissioni di CO2 a livello europeo. Il mercato si è concretamente attivato nel 2005 e coinvolge circa 12.000 imprese europee – cementifici, cartiere, raffinerie, centrali elettriche e così via – fissando un tetto annuale per le emissioni di CO2 che ogni settore industriale può emettere nell’atmosfera con le sue attività produttive e di trasformazione.

Se un’industria emette quote in misura maggiore di quanto stabilito deve acquistarle sul mercato in aste pubbliche o da altre aziende; se un’industria virtuosa attua il proprio ciclo produttivo emettendo meno quote di quelle previste allora le quote può cederle alle industrie meno virtuose.

Le quote sui calcolano in tonnellate di CO2 emessa e la quotazione è calcolata in €/Ton di CO2 emessa.

Dopo un inizio con quotazioni di circa 30 €/Ton, per diversi anni i prezzi della CO2 sono rimasti molto bassi (6-10 €/Ton) a causa di un notevole surplus di crediti determinato da diversi fattori, tra cui l’assegnazione gratuita di quote alle industrie.

I prezzi molto bassi delle quote non hanno incentivato investimenti in tecnologie efficienti e sono così proseguiti utilizzi dei combustibili più inquinanti e meno cari come il carbone.

Da febbraio 2018 tuttavia il prezzo è tornato a salire sfiorando attualmente i 20€/Ton per il concomitante aumento della domanda dopo la crisi economica mondiale e la riduzione dell’offerta di quote gratuite.

Ma il cambio radicale nel mercato avverrà dal primo gennaio 2019, quando partirà a pieno regime il meccanismo della Market Stability Reserve (MSR), che ogni anno ritirerà il 24% delle quote eccedenti/inutilizzate, dirottandole nella “riserva”, in modo da equilibrare il rapporto tra domanda e offerta dei crediti di carbonio. Tale scelta ridurrà nettamente la disponibilità dei crediti e farà ulteriormente salire il prezzo (si valuta fino a quasi 40€/Ton nel 2020).

Con valori di mercato a questo livello le industrie saranno spinte da una parte a utilizzare combustibili a minore tasso di emissione e ad investire in tecnologie innovative capaci migliorare l’efficienza energetica e quindi di ridurre le emissioni stesse. E’ quindi probabile che per effetto di questo provvedimento si ridurranno le emissioni complessive delle 12.000 aziende e che aumenterà nettamente il consumo di gas a scapito di altri combustibili fossili (in particolare in Italia dove anche per questo il TAP risulta assolutamente strategico).

Comincerà dal 2019 la più grande rivoluzione programmata per il mercato continentale della CO2 con effetti che saranno da monitorare e valutare ma che si annunciano positivi. Da sottolineare che questo accordo sul mercato dei crediti di carbonio, non votato dall’Italia dal Governo Gentiloni, potrebbe dalle simulazioni realizzate ridurre ogni anno le emissioni di CO2 fino a 90 milioni di tonnellate.

Questa politica di intervento sul mercato che a prima vista non può essere definita liberale, in realtà cambia di prospettiva se si considera l’esternalità negativa che produce l’inquinamento. In questo modo l’intervento europeo spinge, tramite un’azione indiretta, al miglioramento tecnologico e alla riduzione degli impatti.

Restano da approfondire gli effetti distorsivi sul breve periodo a carico delle imprese europee in confronto alle altre imprese che non sono soggette al mercato europeo dei crediti di carbonio.

2) Carbon Tax

Il comprato che maggiormente ha prodotto un incremento delle emissioni di CO2 sono sicuramente i trasporti. E’ importante sottolinearlo dato che già la strategia di Europa 2020 impegnava l’Italia a ridurre le emissioni di circa il 16% nel 2020 rispetto al 2005.

Un provvedimento che va proprio in questa direzione è l’introduzione di una Carbon Tax che rappresenta una misura coerente con il noto principio del “chi inquina paga”.

Questo provvedimento non è assolutamente nuovo: è già stato utilizzato in molti Paesi del nord-Europa e anche dall’Italia tra il 1998 e il 2005. In Italia in particolare un provvedimento di questa natura avrebbe un significato ancora maggiore dato che siamo il terzo paese per emissioni di gas serra in Europa e l’undicesimo al mondo.

Come Radicali, con la campagna “Meno inquino Meno pago” abbiamo da tempo proposto una Carbon Tax partendo dall’assunto che le imposte sui carburanti sono scontate per quasi 6 miliardi nel 2014 a settori che inquinano molto come trasporto pesante su gomma, aereo e navale e che eliminando questi sussidi iniqui e dannosi per l’ambiente, si avrebbero soldi da utilizzare per ridurre le tasse sui redditi da lavoro e impresa, aiutando e incentivando al contempo gli investimenti nell’innovazione dei settori oggi sussidiati.

Studi sul tema della Carbon Tax valutano gli effetti sia sulle famiglie, sia sulle imprese. Come da tempo da noi proposto, i ricavi della tassa potrebbero essere utilizzati per contenere le imposte sul lavoro e/o utilizzare il gettito per ridurre gli oneri attualmente imposti per incentivare le energie rinnovabili. In questo modo si potrebbe mantenere invariata la pressione degli oneri fiscali sull’intero sistema economico e al contempo si andrebbe verso il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla strategia europea e dall’accordo di Parigi

L’Italia ha un tasso di motorizzazione tra i più alti del mondo: si contano oltre 600 veicoli per ogni mille abitanti contro un valore inferiore a 500 nella media europea. Il numero di veicoli per abitante cresce da venticinque anni. Le emissioni di gas serra del settore dei trasporti costituiscono circa un quarto del totale in Italia. Vi è quindi è un aumento delle emissioni totali malgrado la riduzione delle emissioni per ogni singolo veicolo, derivante dal miglioramento tecnologico dei motori. La Carbon Tax è un metodo per produrre l’internalizzazione dei costi dell’esternalità negativa.

Per andare al concreto, si può scegliere di eliminare gli sconti sui carburanti per i settori “privilegiati” o introdurre una tassa generalizzata sull’utilizzo dei carburanti derivanti da idrocarburi fossili. In questo ultimo caso una Carbon Tax di 17€/Ton di anidride carbonica emessa (ammontare proposto dal Governo francese nel 2009) o di 100€ (un valore vicino a quanto reputato necessario dalla IEA per mantenere la crescita della temperatura al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali) si tradurrebbe rispettivamente in un’accisa al litro di carburante compresa tra i 4 e i 24 centesimi di euro (“La tassazione “verde” in Italia: l’analisi di una carbon tax sui trasporti” di Federico Cingano e Ivan Faiella, 2013).

In questo contesto di dati la proposta lanciata da Marco Cappato e Monica Frassoni di 40€/Ton da portare nel medio periodo a 100€/Ton è in linea con queste valutazioni. Le simulazioni realizzate nello studio suddetto indicano che con una Carbon Tax di questo tipo in Italia si avrebbe una riduzione delle emissioni di circa 5 Mt/anno e un aumento di gettito addizionale compreso tra 1 e 5,3 miliardi di euro per le sole famiglie (Tra queste sono le famiglie più abbienti, con maggior numero dia auto, a pagare maggiormente la tassa). Se la Carbon Tax fosse rivolta, come opportuno, anche alle imprese il gettito raggiungerebbe un importo compreso tra i 2 e i 10 miliardi di euro a secondo degli importi scelti. Le imprese sarebbero anche con questo strumento a investire in tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni.

3) Una legge sulla protezione del suolo

Dopo anni di studio e di riflessioni su come affrontare il problema della protezione del suolo, nel settembre del 2006 è stata emanata la “Strategia tematica per la protezione del suolo” (Brussels, 22 settembre 2006 COM(2006)231) che contiene anche una proposta di direttiva quadro che tuttavia non ha mai visto la luce.

La strategia abbiamo, come Radicali, contribuito a farla emanare grazie alle interrogazioni presentate allora al Parlamento europeo che chiedevano una presa d’atto formale dell’Europa e l’emanazione anche della direttiva quadro.

All’interno della Stretegia tematica, che è il quadro entro il quale ogni Paese deve legiferare, si individuano le principali minacce che incombono sul suolo e le linee di azione che devono essere poste in essere per mitigare gli effetti di tali minacce.

Le principali minacce sul suolo sono individuate nelle seguenti: erosione, diminuzione della materia organica (direttamente correlata ai cambiamenti climatici), contaminazione locale e diffusa, impermeabilizzazione (consumo di suolo), compattazione, diminuzione della biodiversità, salinizzazione, inondazioni e smottamenti, acidificazione.

Dato che in Italia non esiste alcuna normativa in merito e che tutti i riferimenti legislativi sulla “difesa del suolo” in realtà non fanno riferimento al suolo propriamente detto ma, in virtù di una eredità fascista, si riferiscono all’italico suolo (cioè al territorio e alle infrastrutture), occorre colmare questo vuoto.

Segnalo che su questo argomento ci lavoro da una quindicina di anni e che in numerosi congressi nelle commissioni tematiche sono intervenuto illustrando nei dettagli la situazione. La proposta di legge che ho elaborato e consegnato a Riccardo Magi si struttura come una integrazione del Decreto ambientale 152/2006 e ha lo scopo di portare avanti l’impegno politico per la protezione del suolo nel nostro paese, seguendo le indicazioni che ci vengono fornite dai documenti europei. Per questo motivo nel testo sono esplicitamente inserite le minacce suddette e per ciascuna delle minacce viene proposto un percorso legislativo da svolgere, regione per regione, nell’ambito di indicazioni metodologiche nazionali (contenute negli allegati alla legge per ciascuna delle minacce) che consentono un’uniformità della intensità delle azioni e dei rimedi proposti.

E’ infatti a livello regionale che meglio si possono definire le ‘aree a rischio’ previste nella direttiva europea e i ‘programmi d’azione’ per ridurre gli effetti di ciascuna delle minacce.

Rispetto al tema del consumo di suolo si prevede il prioritario riutilizzo di aree cementificate abbandonate e degradate e per nuove edificazioni l’introduzione della “campensazione ambientale”, già attiva in altri provvedimenti legislativi su altre risorse naturali come i boschi; compensazione ambientale che è stata peraltro anche sostenuta da Legambiente. La compensazione ambientale può essere realizzata tramite interventi di miglioramento delle funzioni del suolo in altre aree rispetto a quelle edificate o tramite il pagamento di una tassa che alimenta un fondo comunale di compensazione ecologica che è vincolato all’utilizzato per migliori delle dinamiche ecologiche e delle funzioni ecosistemiche all’interno del territorio comunale. Il principio è lo stesso della Carbon Tax: internalizzare i costi per sanare le esternalità negative prodotte (in questo caso dalla eliminazione delle preziose funzioni del suolo).

Rispetto ai cambiamenti climatici è evidente la stretta correlazione che esiste tra suoli e clima. Il suolo è il maggiore contenitore sulle terre emerse di carbonio organico. La diminuzione di carbonio organico nel suolo corrisponde direttamente all’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera. Proteggere il suolo dalla cementificazione e dalla degradazione significa ridurre le emissioni e, anzi, consentire al suolo di contenere maggiori quantitativi di carbonio a spese proprio dell’anidride carbonica atmosferica che potrebbe in questo modo essere ridotta.

4) Politiche di salvaguardia e incremento del carbonio organico

La Politica Agricola Comune (PAC), pur nelle sue distorsioni del mercato e nel danno che provoca ai produttori agricoli esterni all’Unione, ha elaborato da tempo una divisione in due pilastri. Il primo pilastro che occupa il 75% delle risorse corrisponde agli aiuti diretti derivanti dal sostegno dei prezzi dei prodotti agricoli e dalla integrazione diretta dei redditi degli agricoltori (ti pago in base agli ettari che hai e alle colture che fai). Il secondo pilastro, malgrado sia meno ricco, è in costante aumento riforma dopo riforma, ed è dedicato a quello che viene definito “Sviluppo Rurale”. In questo caso i pagamenti alle aziende sono condizionati alla attuazione di misure che riducano gli impatti negativi dell’agricoltura.

In questo ambito si può agire su due fronti.

Il primo di carattere prettamente europeo per far sì che la prossima programmazione 2021-2028 dedichi sempre meno risorse al primo pilastro per aumentare quelle del secondo pilastro. In questo modo si ridurrebbero gli effetti negativi sul mercato, favorendo l’ingresso di merci da paesi in via di sviluppo (peraltro il modo migliore di aiutarli a casa loro è sostenere le loro economie agricole invece di bloccare i loro prodotti) e al contempo aumentando le azioni virtuose di protezione ambientale sui nostri territori europei.
Il secondo a livello locale (regionale per quanto riguarda l’Italia dato che i PSR – Programmi di Sviluppo Rurale – sono di competenza delle Regioni mentre in altri casi sono gli Stati a occuparsene). Qui, grazie alla impostazione dei PSR che nel settennio di programmazione consegnano molti miliardi di euro alle azione italiane ed europee (oltre 10 miliardi a quelle italiane), si deve puntare sempre di più sugli aspetti legati al contenimento degli effetti del cambiamento climatico e a misure atte a contrastare l’emissione di gas climalteranti in atmosfera.

Su questo secondo punto si deve dare maggiore peso alle misure di conservazione e incremento del carbonio organico nei suoli agrari, depauperati da decenni di agricoltura e monocultura intensiva; questo è un aspetto essenziale che si può realizzare grazie alla innovazione nella meccanica agraria. Da decenni esistono tecniche di coltivazione molto meno impattanti di quelle tradizionali (non entro nel dettaglio), che possono essere promosse sempre più dai PSR fornendo formazione agli agricoltori e sostegno economico. Il risultato potenziale sarebbe molto grande dato che i suoli agrari, a differenza di quelli forestali, possono contenere quantità di carbonio molto più elevate delle attuali, riducendo in modo sostanziale l’anidride carbonica in atmosfera.

5) Mercati volontari locali del Carbonio

Un ulteriore provvedimento, già sperimentato anche in Italia ma ancora troppo poco diffuso, riguarda l’apertura di mercati locali volontari delle quote di carbonio. Si tratta di una opportunità dai molteplici effetti positivi che potremmo promuovere anche a livello politico.

In questo caso si mette in contatto chi emette CO2 (industrie, aziende, chi realizza grandi eventi…) con chi riesce a fissare carbonio nella biomassa legnosa e nei suoli grazie all’utilizzo di tecniche di gestione dei boschi innovative.

Il prezzo della tonnellata di CO2 non segue necessariamente quello legato all’Emission Trading ma solitamente ha livelli maggiori. Le aziende utilizzano tale modalità per pubblicizzare la loro azione di carattere ambientale (pulendosi la coscienza) e chi attua una selvicoltura che produce negli anni accumuli di carbonio riceve il pagamento delle quote accumulate. Occorre il coinvolgimento di un ente certificatore accreditato che possa verificare e, appunto, certificare che effettivamente le pratiche stanno avendo l’effetto sperato.

Le azioni da intraprendere devono ovviamente produrre un maggiore accumulo rispetto alle ordinarie pratiche di gestione dei boschi e si possono vendere esclusivamente le quote di accumulo di carbonio prodotte grazie agli interventi effettuati.

In questo contesto le pratiche di forestazione urbana (creazione di aree seminaturali all’interno dei territori comunali delle grandi città) hanno un effetto volano molto importante. Da una parte si produce una riduzione della CO2 atmosferica con l’accumulo di carbonio nella biomassa e dall’altra si consente ai cittadini di apprendere le azioni in essere e comprendere l’importanza della riduzione delle emissioni; quindi, oltre ad un risultato concreto in termini di tonnellate di CO2, c’è un risultato di formazione e informazione della popolazione.

Tali mercati possono essere “spinti” dalle amministrazioni regionali tramite approvazione di delibere che indicano metodi e percorsi da attuare e potrebbero anche vedere un sostegno da parte dello Stato tramite provvedimenti di natura parlamentare. Anche in questo caso il sostegno potrebbe essere di natura economica (inserito in una legge di bilancio) o semplicemente di natura politica e sociale per spingere le regioni e le amministrazioni comunali a realizzarlo.

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+EUROPA
Io dico che ce la possiamo fare.
Anzi, io dico che dobbiamo farcela

ManiUe

Nelle peggiori vicende della storia recente, parlo ad esempio dei periodi che hanno preceduto fascismo e nazismo, una delle caratteristiche di chi aveva compreso i rischi che si avevano di fronte era la divisione.
Da una parte i sostenitori del regime, nel mezzo una moltitudine pronta a sostenere acriticamente l’uomo forte, dall’altra le divisioni di chi aveva compreso.
Oggi non possiamo far paragoni o paralleli banali dato che nulla si ripete uguale. Non c’è dubbio tuttavia che oggi, chi avverte il pericolo e chi auspica strade differenti da quelle che paiono essere maggioritarie è diviso. Così diviso che perfino il nostro progetto politico di +Europa vacilla malgrado, possiamo dirlo con cognizione di causa, abbia individuato con perfetta precisione qual è il punto centrale della divisione netta tra chi immagina Paesi chiusi su loro stessi (protezionismo, nazionalismo, xenofobia) e chi sogna un’Europa dei popoli aperta, capace di rispondere unita alle sfide del futuro, in politica estera come sulle politiche del welfare, in politica economica come sui provvedimenti ambientali, sui diritti civili e sui diritti umani, compresi ovviamente quelli dei migranti.
Non un’Europa chiusa solo sullo spread e sul pil (pur importanti per carità!). Non un’Europa economica e basta. Lo abbiamo ripetuto più volte: non è possibile fermarsi ad un’Europa che è un gigante economico e un nano politico. Dobbiamo conquistare l’Europa della speranza, dei diritti, delle libertà, della democrazia e della partecipazione, senza abbattere quanto fin qui costruito. Dobbiamo costruire la cittadinanza europea nella federazione europea.
Io ritengo che +Europa possa essere un utilissimo strumento politico e di azione politica. Uno strumento che deve divenire progetto politico e soggetto politico. Che non sia facile è sotto gli occhi di tutti, come lo è stato per coloro che in altri momenti della storia si sono trovati dinanzi simili sfide. E’ evidente che vi sono approcci diversi, idee diverse, strategie diverse e anche analisi diverse, ciascuna è da rispettare. E’ evidente che queste prospettive diverse si intrecciano ai rapporti umani di chi magari per una vita ha lavorato fianco a fianco. E’ altrettanto evidente – a mio avviso – che dobbiamo insieme trovare la strada da percorrere.
Non faccio ricostruzioni di questi mesi che sarebbero parziali e metterebbero nero su bianco la mia verità, che non corrisponde certo alla Verità. Io voglio arrivare all’obiettivo e non mi interessa lasciare il cerino della sconfitta in mano a questo o quello; mi interessa piuttosto ottenere il risultato perché ritengo sia ancora possibile e sia necessario per dare uno spazio di azione a tanti cittadini che in questo Paese non sono disposti a chinare la testa di fronte alla follia collettiva che pare sommergerci. Per questo da qui, da Torino (come da altri luoghi d’Italia e d’Europa), settimana dopo settimana, riunione dopo riunione, abbiamo tentato di far sentire la voce di chi ritiene che questo progetto sia da far nascere e crescere. Un progetto che potrà nel tempo trasformarsi e modificarsi ma che entro il 30 giugno penso debba vedere la luce. Un progetto che deve guardare a mio avviso anche fuori dai confini nazionali, con un’ambizione grande che non deve essere rivolta alle sole scadenze elettorali ma essere alimentata dalla Politica, quella con la P maiuscola che guardi alle riforme liberali e federaliste, democratiche e laiche, in Italia e negli altri paesi europei. Un soggetto politico che non deve divenire una copia di Radicali Italiani o di Forza Europa che potrebbero e dovrebbero proseguire le loro campagne e le loro lotte, rafforzando il loro patrimonio di militanza e di idee.
Ritengo che chi pensa – legittimamente ci mancherebbe – che la responsabilità siano di altri, degli altri, di Radicali Italiani, di Forza Europa, di CD o altri ancora, sbagli. Ritengo che sia non solo legittimo ma doveroso che ciascuno di noi faccia proposte e accetti che quelle stesse proposte siano criticate, emendate e cambiate. Ritengo che i disaccordi venuti alla luce siano normali e non possano essere semplicemente letti come la volontà o non volontà di andare avanti dato che quasi tutti (tutti noi che abbiamo dato vita alle Liste di +Europa con Emma Bonino) abbiamo ribadito in più occasioni la volontà di andare avanti. Tra noi tutti non ci sono sabotatori per intenderci. Quando si vuole costruire qualcosa di grande non si può aver la pretesa di individuare la risposta rapidamente, anche se i tempi della politica non possono essere elusi. Occorre dialogo e confronto, anche aspro. Occorre avere la forza di cambiare idea e pazienza.
Noi ora dobbiamo dare corpo alla nostra responsabilità collettiva che deve scaturire dalla capacità di sostituire quel NOI e VOI che troppe volte sento con un semplice NOI.
Un NOI che sappia comprendere anche parziali diversità di analisi perché se pensiamo di stare ciascuno insieme solo ai propri “simili” saremo responsabili di una ulteriore frammentazione, che farà certamente felici coloro i quali vogliono chiudere porte e finestre dentro illusioni foriere di tragedie che abbiamo già visto.
Di inadeguatezze ne abbiamo dimostrate tante. Sicuramente è tardi ma io sono convinto che non sia affatto troppo tardi. Come ho già detto in una delle tantissime occasioni di discussione di Radicali Italiani sul tema, auspico una seduta fiume dell’Assemblea di +Europa con il comune obiettivo di trovare una soluzione per partire e che Emma faccia un passo avanti per darci una mano a sciogliere i punti di disaccordo.
Un abbraccio.

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+Europa
riparte

Cattura

28 marzo 2018

Ieri si è tenuta la prima riunione per il lavoro di riforma statutaria di +Europa. Lo Statuto attualmente vigente prevede infatti la nomina di “un comitato a cui è affidato il compito di redigere un nuovo Statuto da sottoporre all’Assemblea entro il 31 maggio 2018. Il nuovo Statuto dovrà, tra l’altro, determinare le regole di apertura e di partecipazione democratica al progetto politico di “+EUROPA” anche ai fini della costruzione di un soggetto politico-elettorale federalista e paneuropeo.

L’Assemblea di +Europa, composta da Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi, Bruno Tabacci e Gianfranco Spadaccia ha nei giorni scorsi nominato e oggi riunito il comitato composto da Marco Cappato, Maurizio Di Nicola, Olivier Dupuis, Andrea Mazziotti, Carmelo Palma, Angelo Sanza e Lorenzo Strik Lievers. Alla riunione sono anche intervenuti Emma Bonino, Silvja Manzi, rappresentante legale di +Europa e Alessandro Fusacchia, deputato eletto nella circoscrizione estero.

Nell’ambito dell’attività di elaborazione statutaria, +Europa ha deciso di convocare a breve, entro la prima metà di aprile, un seminario di approfondimento dei contenuti e delle forme dell’iniziativa europeista nella nuova fase politica. A questo seminario parteciperanno i gruppi dirigenti dei tre soggetti fondatori di + Europa, cioè di Radicali Italiani, Forza Europa e Centro Democratico.

Come disse Emma Bonino all’indomani del voto del 4 marzo: “abbiamo deciso, senza grandi né piccoli tentennamenti, che questo progetto deve continuare. Troveremo le formule e il modo di lavorare assieme, ma nessuno di noi è disposto a tradurre una sconfitta numerica evidente in una sconfitta del progetto politico, che è nato nuovo, di recente, e che nel contesto generale ci sembra che valga sempre più la pena di continuare a curare e ad organizzare.

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Pizzarotti: “da sindaco
della città dei diritti scelgo +Europa
non chi semina paure”

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Federico Pizzarotti vota +Europa. In questo post che riporto qui sotto spiega perché. E’ un po’ lungo ma vale la pena leggerlo

“In questi giorni mi sono preso il tempo necessario per decidere chi votare il 4 marzo, ho fatto la mia scelta e trovo corretto farla presente. Anzitutto una premessa. Una settimana fa ho pubblicamente posto sei domande a tutte le forze politiche che si sfidano in questa tornata elettorale. Sei domande concrete, chiare e precise sul futuro di #Parma che toccavano la sicurezza, le tasse, l’ambiente, le infrastrutture, il Welfare. Ringrazio chi al momento ha risposto dando la sua visione di Parma: il senatore Pagliari e Lucia Annibali del PD, Maria Saponara della Lega e gli esponenti di Liberi e Uguali. Evidentemente il Movimento 5 Stelle e gli altri candidati e partiti del centrodestra, che ancora non hanno risposto (non so se lo faranno ma è sempre valido il beneficio del dubbio), dimostrano di non avere interesse e idee su Parma.
Non tutte le risposte mi hanno pienamente convinto, ma tutti, ho notato, conveniamo su un unico obiettivo: Parma Capitale della Cultura è l’inizio di un percorso che potrà fare della città una protagonista in Italia e in Europa. Su queste basi sono pronto a collaborare con chiunque, per fare dei progetti di Parma realtà concrete, realizzabili, misurabili. Ci toglieremo grandi soddisfazioni.

Ora veniamo al #4marzo. Darò il mio voto a +Europa e spiego perché. Prima di tutto perché, come disse una volta Rodotà venendoci a trovare, Parma si è dimostrata essere la città dei diritti: qui abbiamo sviluppato prima di tanti, e prima ancora che se ne discutesse in Parlamento, un testamento biologico, il registro delle unioni civili, le cittadinanze civiche e il registro della bigenitorialità. Parma è città dei diritti, e i Radicali hanno nel loro percorso politico la difesa e la tutela dei diritti.

Sia chiaro: io ho scelto chi nel panorama politico è più vicino alle mie idee pur non rappresentandomi appieno, e come ho già detto in passato, altre volte ho votato “Radicale” per le loro scelte e per le loro battaglie. Il voto, però, è un dovere quanto un diritto, perciò tutti dovrebbero scegliere di votare anziché restare a casa e fregarsene. Non esiste in Italia una forza che mi rappresenti pienamente, per questo motivo sta nascendo #ItaliainComune, il partito che la stampa definisce “dei sindaci”, di cui sono coordinatore nazionale. Nasce una nuova realtà politica che metterà al centro le competenze e il pragmatismo dei sindaci. Il voto a +Europa, invece, sarà un voto che li metterà alla prova. Ripongo la mia fiducia in loro e da cittadino, da italiano, da europeo, mi aspetto che venga contraccambiata.

Ma andiamo oltre. Viviamo un periodo storico in cui la società si sta polarizzando sempre più tra società aperta e società chiusa, mentre le persone tra europeisti e antieuropeisti, anti populisti e populisti. Io mi sento un italiano europeo e un europeo italiano. L’Europa è la mia casa. L’Europa dei diritti, della democrazia, delle nazioni libere e uguali. L’Europa degli europei. Da una parte c’è una società che lavora per costruire un futuro solido e coerente con la nostra storia. Un futuro che sarà sicuramente faticoso costruire, ma reale e solido. Dall’altra ci sono persone che marciano parlando di paure, stuzzicando le tensioni delle persone, inchiodando gli uomini ai propri incubi. È la cultura del “diverso”, dell’altro da sé, del “prima noi e poi gli altri”, dei muri che dividono e delle ruspe che demoliscono.

Il mondo si sta polarizzando e io ho fatto la mia scelta, sto dalla parte delle donne e degli uomini d’Europa. Sarà un voto di vicinanza a un’idea. Questo, e la mia storia politica parla per me, non significa dare carta bianca a nessuno: giudico sempre dai fatti.”

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Promesse elettorali
e conti che non tornano

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Diffidate di chi vi racconta favole che non durano neanche il tempo di una campagna elettorale.
L’unico programma che non ridurrebbe allo sfascio le finanze pubbliche, quindi l’unico veramente attuabile, è quello di Più Europa con Emma Bonino; parola dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani – Carlo Cottarelli.
http://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-elezioni-2018-commenti-ai-programmi-di-finanza-pubblica

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Casapound fuorilegge? Intanto sono
fuori-legge i manifesti suoi e di Salvini.
Esposto di +Europa al prefetto di Torino

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Questa mattina Giulio Manfredi (candidato della lista “+Europa con Emma Bonino” nei collegi plurinominali Piemonte 1-01 e Piemonte 2-01) ha depositato presso la Prefettura di Torino un esposto per segnalare la violazione dell’art. 3, comma 2, della legge n. 515/1993 (mancata indicazione sui manifesti elettorali del “committente responsabile”) da parte delle liste “Casapound Italia” e “Lega-Salvini premier”. La violazione comporta il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria “da lire un milione a lire cinquanta milioni” (art. 15, comma 2, della legge n. 515/1993.

Giulio Manfredi ha dichiarato:
Non passa giorno senza che sia Casapound sia Salvini si ergano a difensori della legalità contro il caos, portato naturalmente dall’immigrazione selvaggia e dall’Unione Europea cattiva. Risulta, pertanto, singolare che tali difensori della legalità non siamo nemmeno in grado di rispettare una piccola e semplice disposizione della legge elettorale, che non comporta particolari oneri. A meno che quanto scritto sui loro manifesti sia così incredibile che non si sia trovata neppure una persona disponibile a dichiararsene responsabile…
Considerato che i manifesti fuori-legge sono stati sicuramente affissi in tutta Italia, invito altri candidati e altre liste a promuovere iniziative analoghe alla mia.
”.

Torino, 23 febbraio 2018
Segue testo esposto:

Alla Prefettura di Torino
Ufficio Elettorale
Sede
Torino, 23 febbraio 2018

Oggetto: segnalazione violazione art. 3, comma 2, della Legge n. 515/93 (mancata indicazione sui manifesti elettorali del “committente responsabile”).
Il sottoscritto Giulio Manfredi, domiciliato per quanto concerne il presente esposto presso la sede della lista “+Europa con Emma Bonino”, sita in Torino, Via San Dalmazzo n. 9 bis/B, candidato della suddetta lista nei collegi plurinominali Piemonte 1-01 e Piemonte 2-01, fa presente quanto segue:
– la legge 10 dicembre 1993, n. 515 (Disciplina delle campagne elettorali per l’elezione alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica), all’art. 3, comma 2, così recita: “Tutte le pubblicazioni di propaganda elettorale a mezzo di scritti, stampa o fotostampa, radio, televisione, incisione magnetica ed ogni altro mezzo di divulgazione, debbono indicare il nome del committente responsabile”. Il seguente art. 15, comma 2, della legge succitata così recita: “In caso di inosservanza delle norme di cui all’articolo 3 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire cinquanta milioni”.
– il sottoscritto ha verificato che sui tabelloni elettorali predisposti per le elezioni politiche del 4 marzo 2018 sono presenti almeno due manifesti elettorali che non riportano l’indicazione del committente responsabile. Il primo manifesto elettorale è quello della lista “Lega – Salvini premier” che riporta la seguente dicitura: “Stop invasione – Salvini premier – 4 marzo vota – simbolo “Lega – Salvini premier”. Il secondo manifesto elettorale è quello della lista “Casapound Italia”, che reca il simbolo della suddetta lista con sotto lo slogan “Vota più forte che puoi”.
Tutto ciò premesso, richiede l’immediato intervento delle istituzioni in indirizzo, ciascuna per quanto loro compete, al fine dell’accertamento di una violazione della legge elettorale estesa presumibilmente all’intero territorio nazionale e alla conseguente applicazione delle sanzioni previste per tale violazione.
Certo di un pronto riscontro, invio distinti saluti. Giulio Manfredi

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Embraco, Magi (+Europa) a Grasso
“Seconda carica Stato fa propaganda
sulla pelle dei lavoratori”

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“È grave che la seconda carica dello Stato strumentalizzi la condizione dei lavoratori per meri calcoli elettorali. Se non avesse platealmente dismesso il suo senso delle istituzioni, il Presidente del Senato in carica non potrebbe che ammettere che serve maggior integrazione europea per avere anche regole industriali condivise ed evitare quindi che Stati come la Slovacchia e la Polonia facciano dumping sociale: una pratica che è sempre inaccettabile, ma tanto più all’interno dell’Ue e con fondi comunitari. Invece, da leader di LeU, Grasso ha scelto la strada della propaganda e attacca chi, come Emma Bonino, si assume la responsabilità di dire agli Italiani come stanno davvero le cose: e cioè che per riformare l’Unione Europea occorre difenderla dai nazionalisti e smettere di accrescere il debito pubblico contenendo la spesa corrente. Quanto ad aumento del debito il programma di LeU parla chiaro e a scapito dei cittadini, soprattutto quelli più deboli”, lo dichiara in una nota il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi, candidato alla Camera di +Europa con Emma Bonino.

Anche Igor Boni, candidato alla Camera nelle Circoscrizioni Piemonte1 e Piemonte2, sul suo profilo Facebook aggiunge una riflessione:
“In politica gli scontri sulle idee sono sempre positivi. Inaccettabili invece le bassezze e le strumentalizzazioni fatte sulla pelle di altri. Oggi sentire Grasso e Boldrini che associano il dramma dei lavoratori della Embraco alla nostra proposta di +Europa dimostra la pochezza e l’infima qualità di questi personaggi.
Giusto per precisare noi vogliamo +Europa anche per ridurre il divario su tassazione e costo del lavoro e limitate casi come questo, che peraltro è purtroppo uno di tanti.
In più i due personaggi suddetti dovrebbero spiegare la logica che sottende alla scelta di favorire in centinaia di collegi uninominali la vittoria della destra più becera, violenta, populista, protezionista e xenofoba dal dopoguerra ad oggi. Perché questo è l’effetto concreto di presentarsi da soli. Pensano che così facendo ci sarebbe un vantaggio per i più deboli che a parole dicono di voler difendere? Su tutto questo mi piacerebbe poter discutere in un confronto pubblico e non con dichiarazioni a favore di telecamera e senza contraddittorio.”

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Elezioni: Emma Bonino
lancia campagna video
+Europa contro l’odio

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Nei giorni in cui le cronache raccontano di una escalation di violenza fisica e verbale legata alla politica, +Europa con Emma Bonino lancia la sua campagna contro l’odio sui social network e non solo. Un video di poco più di un minuto, che vede protagonista proprio Emma Bonino, in cui vengono riportate alcune tra le peggiori offese degli utenti di Facebook rivolte alla leader di +Europa. “Il 4 marzo si voterà anche per battere l’odio, in ogni forma: quella del nazionalismo, del razzismo, della xenofobia, dell’omofobia, del sessismo, del bullismo”, si legge in una nota. “Chi, come noi, crede che proprio grazie all’Unione europea il Vecchio Continente abbia potuto vivere il suo periodo più lungo di pace e prosperità – prosegue il comunicato – è convinto che ci voglia più Europa per affermare una diversa idea di politica. Una politica che non alimenta la rabbia ma, anzi, combatte l’odio con la forza di idee più inclusive per un’Italia davvero più aperta, più rispettosa, più giusta e più europea”, conclude la nota di +Europa.

Scrive a questo riguardo Igor Boni, candidato alla Camera nelle Circoscrizioni Piemonte1 e Piemonte2, sul suo profilo Facebook:
“Sulla questione fascismo/antifascismo che come ogni cosa viene da molti affrontata con dinamiche da stadio, io dico che chi immagina di arginare a colpi di mazza, a calci in faccia o peggio ancora, l”evidente deriva nazionalista, xenofoba, intollerante, protezionista, sovranista è parte integrante del problema.
L’unica alternativa seria si costruisce con la Nonviolenza, la Democrazia e la Laicità”.

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Forza Italia
sta coi Neonazisti?

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Dichiarazione di Carmelo Palma e Igor Boni (Candidati di +EUROPA CON EMMA BONINO rispettivamente al Senato e alla Camera dei Deputati)

Elezioni: Forza Italia coi neonazisti? Una pista che porta alla Russia di Putin
“Apprendiamo da La Stampa che anche in Regione Piemonte vi sono personalità politiche iscritte a ‘loro insaputa’ in gruppi europei di stampo neonazista. Ci riferiamo a Francesco Graglia, consigliere regionale di Forza Italia in Piemonte, il quale ha aderito a un movimento di estrema destra ‘Alleanza europea dei movimenti nazionali’, costituito in seno al Parlamento europeo dai neonazisti ungheresi di Jobbik, da quelli ciprioti di Elam, dal Fronte Nazionale francese, dalla greca Alba Dorata e dai Korwin polacchi. Si tratta di movimenti eterodiretti e finanziati da Mosca in ottica antieuropea. Il nuovo soggetto politico si propone di presentare alle elezioni europee tra un anno una lista transnazionale di marca neonazista. Lo stesso Graglia ha inoltre dichiarato di aver firmato la costituzione del Movimento di estrema destra per ‘fare un favore a Gilberto Pichetto’; cosa che, se possibile, ci sembra ancor più grave in quanto sono al momento sconosciute le motivazioni di questa ‘cortesia’.
+Europa vuole essere un baluardo a questa pericolosa deriva e continueremo nella nostra opera di denuncia e opposizione politica a chi collabora con potenze ostili – quale la Russia di Putin indubbiamente è – che vogliono destabilizzare l’equilibrio delle democrazie occidentali. Proprio nella ‘provincia Granda’, che annovera diversi comuni medaglia d’oro della Resistenza, vogliamo ribadire che sarebbe fatale l’illusione di ‘salvare l’Italia’ consegnandola a nazionalisti eterodiretti dall’estero”.

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