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“Le ONG vedranno l’Italia solo in Cartolina” sbraita il ministro di tutto nonché Presidente del Consiglio in pectore, che nega l’esistenza di torture agli 800.000 migranti “ospitati” nei lager libici malgrado le migliaia di foto, immagini e prove di ogni genere.
Tutto lasciato nelle mani della guardia costiera libica che diviene l’unica responsabile dei soccorsi o supposti tali.
Il risultato è visibile e limpido: 220 morti in una settimana e oggi altri 100 dispersi.
Nessuno li può soccorrere (nessuno li deve soccorrere!) e noi italiani brava gente siamo complici – non silenti ma attivi – di questa strage.
Complici letteralmente, non per inerzia o per indifferenza. Complici per aver messo in atto azioni che favoriscono la morte di queste persone. Persone, ripeto. Persone.
Si può sorridere, dire che non è vero, che sono buonista (che non si capisce come è divenuto un insulto), che vengono qui che è una pacchia, che fanno gite in nave a spese nostre, che portano malattie, dire che non c’è spazio per qualche centinaio di migliaio di migranti in una Europa che ha mezzo miliardo di persone.
Mentre lo dite, o anche solo lo pensate, siete diventati “la banalità del male”.
Non è tempo di silenzio, è tempo di far sentire che esiste (perché esiste!) un’altra Italia e un’altra Europa.
Firma per WelcomingEurope!
Per firmare:
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+EUROPA
Io dico che ce la possiamo fare.
Anzi, io dico che dobbiamo farcela

ManiUe

Nelle peggiori vicende della storia recente, parlo ad esempio dei periodi che hanno preceduto fascismo e nazismo, una delle caratteristiche di chi aveva compreso i rischi che si avevano di fronte era la divisione.
Da una parte i sostenitori del regime, nel mezzo una moltitudine pronta a sostenere acriticamente l’uomo forte, dall’altra le divisioni di chi aveva compreso.
Oggi non possiamo far paragoni o paralleli banali dato che nulla si ripete uguale. Non c’è dubbio tuttavia che oggi, chi avverte il pericolo e chi auspica strade differenti da quelle che paiono essere maggioritarie è diviso. Così diviso che perfino il nostro progetto politico di +Europa vacilla malgrado, possiamo dirlo con cognizione di causa, abbia individuato con perfetta precisione qual è il punto centrale della divisione netta tra chi immagina Paesi chiusi su loro stessi (protezionismo, nazionalismo, xenofobia) e chi sogna un’Europa dei popoli aperta, capace di rispondere unita alle sfide del futuro, in politica estera come sulle politiche del welfare, in politica economica come sui provvedimenti ambientali, sui diritti civili e sui diritti umani, compresi ovviamente quelli dei migranti.
Non un’Europa chiusa solo sullo spread e sul pil (pur importanti per carità!). Non un’Europa economica e basta. Lo abbiamo ripetuto più volte: non è possibile fermarsi ad un’Europa che è un gigante economico e un nano politico. Dobbiamo conquistare l’Europa della speranza, dei diritti, delle libertà, della democrazia e della partecipazione, senza abbattere quanto fin qui costruito. Dobbiamo costruire la cittadinanza europea nella federazione europea.
Io ritengo che +Europa possa essere un utilissimo strumento politico e di azione politica. Uno strumento che deve divenire progetto politico e soggetto politico. Che non sia facile è sotto gli occhi di tutti, come lo è stato per coloro che in altri momenti della storia si sono trovati dinanzi simili sfide. E’ evidente che vi sono approcci diversi, idee diverse, strategie diverse e anche analisi diverse, ciascuna è da rispettare. E’ evidente che queste prospettive diverse si intrecciano ai rapporti umani di chi magari per una vita ha lavorato fianco a fianco. E’ altrettanto evidente – a mio avviso – che dobbiamo insieme trovare la strada da percorrere.
Non faccio ricostruzioni di questi mesi che sarebbero parziali e metterebbero nero su bianco la mia verità, che non corrisponde certo alla Verità. Io voglio arrivare all’obiettivo e non mi interessa lasciare il cerino della sconfitta in mano a questo o quello; mi interessa piuttosto ottenere il risultato perché ritengo sia ancora possibile e sia necessario per dare uno spazio di azione a tanti cittadini che in questo Paese non sono disposti a chinare la testa di fronte alla follia collettiva che pare sommergerci. Per questo da qui, da Torino (come da altri luoghi d’Italia e d’Europa), settimana dopo settimana, riunione dopo riunione, abbiamo tentato di far sentire la voce di chi ritiene che questo progetto sia da far nascere e crescere. Un progetto che potrà nel tempo trasformarsi e modificarsi ma che entro il 30 giugno penso debba vedere la luce. Un progetto che deve guardare a mio avviso anche fuori dai confini nazionali, con un’ambizione grande che non deve essere rivolta alle sole scadenze elettorali ma essere alimentata dalla Politica, quella con la P maiuscola che guardi alle riforme liberali e federaliste, democratiche e laiche, in Italia e negli altri paesi europei. Un soggetto politico che non deve divenire una copia di Radicali Italiani o di Forza Europa che potrebbero e dovrebbero proseguire le loro campagne e le loro lotte, rafforzando il loro patrimonio di militanza e di idee.
Ritengo che chi pensa – legittimamente ci mancherebbe – che la responsabilità siano di altri, degli altri, di Radicali Italiani, di Forza Europa, di CD o altri ancora, sbagli. Ritengo che sia non solo legittimo ma doveroso che ciascuno di noi faccia proposte e accetti che quelle stesse proposte siano criticate, emendate e cambiate. Ritengo che i disaccordi venuti alla luce siano normali e non possano essere semplicemente letti come la volontà o non volontà di andare avanti dato che quasi tutti (tutti noi che abbiamo dato vita alle Liste di +Europa con Emma Bonino) abbiamo ribadito in più occasioni la volontà di andare avanti. Tra noi tutti non ci sono sabotatori per intenderci. Quando si vuole costruire qualcosa di grande non si può aver la pretesa di individuare la risposta rapidamente, anche se i tempi della politica non possono essere elusi. Occorre dialogo e confronto, anche aspro. Occorre avere la forza di cambiare idea e pazienza.
Noi ora dobbiamo dare corpo alla nostra responsabilità collettiva che deve scaturire dalla capacità di sostituire quel NOI e VOI che troppe volte sento con un semplice NOI.
Un NOI che sappia comprendere anche parziali diversità di analisi perché se pensiamo di stare ciascuno insieme solo ai propri “simili” saremo responsabili di una ulteriore frammentazione, che farà certamente felici coloro i quali vogliono chiudere porte e finestre dentro illusioni foriere di tragedie che abbiamo già visto.
Di inadeguatezze ne abbiamo dimostrate tante. Sicuramente è tardi ma io sono convinto che non sia affatto troppo tardi. Come ho già detto in una delle tantissime occasioni di discussione di Radicali Italiani sul tema, auspico una seduta fiume dell’Assemblea di +Europa con il comune obiettivo di trovare una soluzione per partire e che Emma faccia un passo avanti per darci una mano a sciogliere i punti di disaccordo.
Un abbraccio.

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