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Radicali: si è avverato
quel che da mesi

avevamo previsto, inascoltati

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RADICALI: SI AVVERA QUEL CHE ABBIAMO PREVISTO DA MESI, INASCOLTATI
Buon lavoro a Chiara Appendino e grazie a Piero Fassino per averci messo idee e faccia.

A commento dei risultati elettorali di Torino, intervengono i Coordinatori dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, Igor boni, Laura Botti e Silvja Manzi:

Quel che è successo a Torino lo abbiamo previsto, detto e scritto, con una precisione che fa impressione con i risultati davanti agli occhi. Non lo abbiamo detto ieri ma da quasi un anno, senza trovare ascolto, così come non trovammo ascolto nella vicenda delle firme alle regionali che avremmo facilmente potuto evitare. Non si tratta, oggi, di voler assurgere al ruolo di Cassandra e di togliersi il gusto di dire ‘l’avevamo detto’. Abbiamo fino all’ultimo tentato di far comprendere quel che sarebbe potuto accadere e, malgrado l’impossibilità di trovare un dialogo concreto su come evitare tutto questo, siamo andati avanti fornendo idee e contributi a una campagna elettorale nella quale Piero Fassino ha dato il meglio di sé, con un Partito Democratico concentrato più sulla lotta intestina a colpi di preferenze che sul come cambiare verso non solo a parole.
Era il 25 settembre 2015 quando sul sito www.igorboni.it abbiamo inserito un comunicato stampa che abbiamo volutamente lasciato per 9 mesi in home page, fino ad adesso. Per inciso, non si sapeva allora nemmeno quali sarebbero stati i candidati alle elezioni e quali gli schieramenti in campo. Oggi lo possiamo utilizzare a futura memoria. Si diceva testualmente: “il caso Venaria è un campanello d’allarme evidente di come può finire al secondo turno un candidato del Partito Democratico contro un candidato dei 5 stelle (poco importa chi sia). Ritengo che immaginare a Torino lo stesso percorso – pur con dinamiche nel PD completamente differenti – non sia da folli visionari. Un candidato come Fassino che arrivasse nettamente davanti al primo turno rischierebbe comunque la sconfitta nel secondo turno dove elettori per nulla affini ai 5 stelle potrebbero convergere sul candidato grillino contro l’attuale sindaco”. È esattamente quello che è successo, con Fassino che conferma i voti del primo turno e Appendino che fa il pieno dei suoi e di tutti gli altri, che nulla hanno a che vedere con i 5Stelle.
Buon lavoro a Chiara Appendino, ora sindaco non di una parte vincente ma di tutti i torinesi e della Città metropolitana, sperando che la sua stella polare diventi Federico Pizzarotti e che, come lui, adegui alla realtà programmi e promesse da campagna elettorale inconsistenti (anche con lei siamo disponibili a collaborare dato che su trasparenza, legalità – “onestà”! -, merito, diritti, laicità ecc. forse qualcosa da dire l’abbiamo…). Grazie a Piero Fassino per averci messo presenza, passione, idee e tutta la sua statura politica di cui le nuove classi dirigenti della città dovrebbero far tesoro.
Con questo risultato Silvio Viale, candidato radicale nella lista del PD, non entra in Sala Rossa, un’opposizione senza la sua voce sarà certamente più debole e il Consiglio comunale assai più povero.
Se il Partito Democratico, dopo questa batosta, ha voglia, consapevolezza, e tempo di ascoltare e di confrontarsi, a partire da una necessaria e urgente riforma del sistema elettorale quantomeno regionale, noi siamo qua!

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Elezioni a Torino: cambiare verso

non solo alle parole

per scongiurare il caso Venaria

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Da mesi vado dicendo che il caso Venaria è un campanello d’allarme evidente di come può finire al secondo turno un candidato del Partito Democratico contro un candidato dei 5 stelle (poco importa chi sia). Ritengo che immaginare a Torino lo stesso percorso – pur con dinamiche nel PD completamente differenti – non sia da folli visionari. Un candidato come Fassino che arrivasse nettamente davanti al primo turno rischierebbe comunque la sconfitta nel secondo turno dove elettori per nulla affini ai 5 stelle potrebbero convergere sul candidato grillino contro l’attuale sindaco. In una elezione al secondo turno chi è contro il PD è maggioranza rispetto a chi è a favore; e anche sull’Italicum una riflessione Renzi è meglio che la faccia. La soluzione potrebbe essere di portare a casa la vittoria subito, superando al primo turno il 50% ma le dinamiche elettorali attuali e le liste a sostegno del candidato sindaco non sono più le stesse di 5 anni fa e questa eventualità diviene molto più complicata.
Sono convinto che questo rischio sia entrato finalmente nelle stanze di via Masserano dove per troppo tempo si è andati avanti facendo finta di nulla, come non fosse necessario, dopo molti anni, una soluzione di continuità nei metodi e nella gestione del potere. E sono convinto che lo stesso Fassino veda questo rischio non come una eventualità difficile ma come qualcosa di concreto.
Ora il problema è quello di comprendere cosa si dovrebbe fare. Mi permetto di dire, da iscritto al Partito Democratico, che di questo ci si sarebbe dovuti occupare a tempo pieno da anni perché è evidente a tutti che lo stravolgimento innescato da Renzi nel Partito romano non ha avuto medesimi effetti di riforma nelle periferie e tanto meno in Piemonte. Da molto penso sia urgente rottamare non le persone ma un metodo politico. Essendo convinto che siamo arrivati alla fine di un’era, la scelta è tra avere la forza di produrre un’alternativa all’interno dell’attuale schieramento che governa la città o vedere quella forza arrivare dall’esterno. Se in questi ultimi mesi, guidati dalla consapevolezza che questa analisi sia corretta, si troverà l’energia per divenire altro da quello che si è stati nel passato si aprirà in concreto la possibilità di governare per altri lunghi anni questa città e questa Regione. Se viceversa si proseguirà come nulla fosse nel gioco suicida delle correnti e delle correnti di correnti, degli equilibri di potere basati su logiche partitocratiche, allora con ogni probabilità arriverà la sconfitta che produrrà essa stessa la fine di un periodo politico che, per inciso, ha modificato di gran lunga la città in meglio.
Per chiarire: non credo che il problema sia candidare Fassino o un altro candidato più giovane o più simpatico ma aprire le porte ad un cambiamento che ad oggi non è arrivato nemmeno sul pianerottolo e che è necessario non al PD ma alla nostra Regione e alla nostra Città.

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Amici del PD: svegliatevi!
Svegliamoci!

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(convegno del 20 giugno 2015 “a sinistra nel PD” alla Gam di Torino con Gianni Cuperlo e Roberto Speranza – foto Piero Chiariglione su Facebook)

Sarà perché sono abituato a confrontarmi sulle idee con chiunque senza infingimenti di sorta ma l’opportunismo mi colpisce e mi sorprende sempre. Mi ha sorpreso quando masse di anti-renziani si sono trasformati in renziani e ora si vedono le avvisaglie di masse di renziani pronti a tornare anti-renziani. Meglio però aspettare ancora un po’ per vedere come va a finire, chissà che Renzi riprenda a pieno le redini del gioco e poi decidiamo…
Se da una parte Matteo Renzi è riuscito nella gestione del partito a voltare pagina a livello nazionale, nel bene e nel male, non così è accaduto a livello regionale.
Certamente in Piemonte – ma probabilmente anche in molte altre regioni o forse in tutte – il cambiamento non s’è visto.
Dire che tutto è rimasto intatto come prima sarebbe troppo banale; semplicemente la maggioranza dei dirigenti piddini di prima si è comodamente posizionata nel battello renziano mantenendo inalterati metodi e dinamiche che sono vecchi e dannosi.
E’ cominciato da tempo – l’ultima tornata elettorale amministrativa lo ha solo portato finalmente alla luce – un percorso di inconsapevole autodistruzione che vede le componenti interne come principale nemico: convegni organizzati in contemporanea gli uni contro gli altri, candidati sindaci che vincono le primarie che sono contrastati in fase elettorale da chi le ha perse, sindaci eletti che si cerca di disarcionare dall’interno dopo due settimane. Presi dalla bagarre non si scorge più la dinamica complessiva.
Fermatevi un momento ad osservarla e giudicatela con distacco.
Quindi io credo occorra subito una soluzione di continuità che non è semplicemente la rottamazione dei vecchi dirigenti; ogni tanto i giovani sarebbero da rottamare più dei vecchi. Occorre rottamare un modo di fare politica che non solo non è più attuale ma è stato foriero di una parte importante dei disastri italiani.
Di che parlo? Parlo di clan delle preferenze; parlo di cooptazione di amici e di amici di amici; parlo di clientele che non necessariamente sono illecite ma certamente sono un male per la nostra politica.

I consigli si danno a chi li chiede ma ogni tanto meglio forzare la mano. Per questo mi permetto di dire al Segretario regionale del PD piemontese alcune cose:
1) direzione straordinaria da convocare subito con all’ordine del giorno l’analisi di quanto accaduto in Piemonte alle elezioni e confronto aperto riguardo alla lotta tra correnti che sta avvenendo senza alcuna visione politica;
2) proposizione in Consiglio regionale di una legge uninominale e maggioritaria che spazzi via le preferenze: così facendo di avrebbe una nuova classe dirigente nel giro di pochi anni;
3) sul piano della legalità e della trasparenza smettere di parlare ed agire presentando il progetto di legge “Piemonte trasparente” elaborato con i Radicali e costringendo tutti gli amministratori e i nominati a rispettare la legge (oggi così evidentemente non è).
E dato che sono in vena di consigli, due li mando anche a Matteo Renzi:
1) in una dinamica elettorale tripolare dove due dei tre poli vedono come obiettivo la vittoria sul PD non sarebbe meglio una riflessione aggiuntiva su una legge elettorale, l’Italicum, che manda al secondo turno le due liste più votate? In questo caso (Venezia e Venaria insegnano) il PD che prende più voti al primo turno potrebbe essere battuto nel secondo dalla seconda arrivata (5stelle o Lega) sulla quale convergono i voti contro il PD. E se il voto si trasforma in un referendum per o contro il PD, il PD perde sempre. Giusto per dire che non credo come la Boschi che questa legge elettorale ce la copieranno in tutto il pianeta. E l’ho detto e scritto in tempi non sospetti: l’uninominale maggioritario è la soluzione.
2) mettere mano ai partiti regionali significa, da Statuto, non escludere commissariamenti dove l’intrico di interessi, correnti, malaffare o altro sia ormai indistricabile. Occorre pensare anche a questo se si ha l’obiettivo di cambiare verso o addirittura, se serve, di resettare un intero sistema.

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Per qualche preferenza in più…

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Per qualche preferenza in più!
Se fossi in Parlamento utilizzerei tutto il tempo, fino all’ultimo minuto, per convincere Renzi, il Governo, i Grillini, il PD, Forza Italia… che il ritorno al Mattarellum è la soluzione. Alla fine, se non avessi ottenuto nulla, voterei l’Italicum con o senza fiducia. È una brutta legge ma non si può far l’economia del passato dato che arriviamo dalla vergogna del Porcellum e che oggi voteremmo con una legge che ci proietterebbe di nuovo nella prima repubblica: il cosiddetto Consultellum.
Sentire ora le dichiarazione dei Bersani, Bindi, D’Attorre, Letta, Civati , Fassina mi fa venire l’orticaria. Sono gli stessi che non più di due anni fa hanno affossato la mozione Giachetti che avrebbe riportato in auge l’uninominale maggioritario e oggi, con la scusa di inserire qualche preferenza in piu (preferenze che alimentano clientele e clan), puntano ad affossare anche questa riforma. Ridicolo.
Con queste prese di posizione voterei l’Italicum con un po’ meno di nausea.

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Benincasa e Boni sulla legge elettorale regionale:
“Il Consiglio regionale discuta la nostra petizione
a partire da una nostra audizione in Commissione”

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Dichiarazione di Gloria Benincasa e Igor Boni (primi firmatari della petizione al Consiglio regionale che chiede una riforma elettorale uninominale e maggioritaria):

“Chiediamo alla prima commissione consiliare di aprire un dibattito sulla nostra proposta e di audirci al più presto. Urge che il confronto sulla riforma elettorale esca allo scoperto e coinvolga l’intero Consiglio regionale. Chiediamo una riforma elettorale uninominale e maggioritaria che ridia rappresentanza ai territori, che punti alle persone, che elimini il mercato delle vacche del listino e i gruppi organizzati legati alle preferenze, fomentatori di una lotta intestina dentro i partiti e non di un confronto virtuoso tra le forze politiche. Se il Piemonte riuscisse ad arrivare in tempi brevi a questo risultato saremmo di fronte a una piccola rivoluzione”

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Il più europeista di tutti
è Edi Rama, leader dell’Albania

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(il leader albanese Edi Rama)

Le vicende di queste ultime ore della Grecia – e più in generale tutte le vicende europee di questi anni – mostrano un gigante economico tutto concentrato a guardarsi l’ombelico; come se non vi fosse nulla di più importante dei conti.
Intendiamoci: il rigore dei conti e il rispetto dei patti è qualcosa di fondamentale e ineluttabile ma non può rappresentare l’unica urgenza per ciascuno degli Stati e dei cittadini europei. Manca l’ambizione di crescere e di costruire una storia di pace e di convivenza che avevano Altiero Spinelli e gli estensori del Manifesto di Ventotene. Manca un’Europa politica che sappia rispondere con convinzione alle vergognose mire espansionistiche e violente della Russia. Manca un’Europa che sappia parlare con una sola voce nei disastri umanitari, civili e politici della Siria e della Libia. Manca un’Europa che sappia convintamente rispondere alle nuove e vecchi derive antisemite. Manca in sostanza l’Europa!
Se si ascoltano le dichiarazioni di tutti i Leader europei, che si chiamino Hollande, Renzi, Merkel, Rajoy, Tsipras, Cameron o Juncker si capisce senza ombra di dubbio che per nessuno di costoro è davvero una priorità la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, con una politica estera e di difesa comune (e quanto ne avremmo bisogno in questo momento!!), una politica sull’immigrazione, una politica fiscale, una politica di sviluppo.
Ciascuno vuole, alla fine, mantenere un pericoloso equilibrio che vede la necessità di trovare un accordo all’unanimità di decine di Stati per fare passi avanti e per prendere decisioni. A nessuno tutto questo può sembrare ragionevole; non esiste assemblea, dal condominio al Parlamento che richieda l’accordo di tutti.
E’ un sistema malato che sta portando alla implosione, che spesso significa esplosione di conflitti con tutto il corollario di morte e distruzione che comportano. I segni li si vedono evidenti all’interno di ogni Stato nazionale dove si alimentano particolarismi, nazionalismi e odio.
Eppure in questo sfondo di scarsa lungimiranza e di poco coraggio c’è una voce dissonante che rappresenta una vera alternativa, una luce da sostenere e alimentare. Questa voce fuori dal coro è quella del premier albanese Edi Rama che dal suo Paese – e più recentemente dall’Italia – ha indicato l’unica via percorribile per uscire dalla crisi (che non è solo economica ma è soprattutto politica). La via degli Stati Uniti d’Europa, quella della integrazione in un unico stato federale europeo degli attuali Stati nazionali. L’unica risposta alla forza centrifuga che spinge alla dissoluzione e alla distruzione è quella di mettere insieme realtà differenti.
Ad ogni livello, dalle aziende alle associazioni, si parla della necessità di “fare sistema”; ora, pur se con ritardo, lo dobbiamo fare con i nostri inutili e pericolosi Stati nazionali. Viva Edi Rama e viva la sua lungimiranza! Se ci fosse un modo per chiedere la doppia cittadinanza italiana-albanese lo farei subito; sarebbe un segno per dire che oggi l’unico modo per lottare per l’Europa unita è quello di sostenere le azioni e le parole del leader albanese.

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Delegazione Radicali-Pd in visita
al carcere Lorusso e Cotugno di Torino

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Si è svolta nella mattinata di lunedì 19 gennaio una visita al Carcere Lorusso e Cotugno di Torino di una delegazione formata tra gli altri da Paola Bragantini (Deputata del Partito Democratico) e Igor Boni (Presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta).
La delegazione, accompagnata dal Direttore Domenico Minervini, ha visitato la parte della struttura dedicata alle donne.
Ad oggi sono presenti 1240 detenuti. Il dato è in leggero aumento rispetto all’autunno del 2014 ma in netta diminuzione rispetto agli anni passati dove si sono toccate punte di oltre 1500 presenze. La capienza regolamentare è di 1125. Le donne attualmente presenti sono quasi 100. Il 38% dei detenuti non è “definitivo”. Le celle contengono uno o due detenuti al massimo e l’apertura delle stesse è garantita per 8 ore giornaliere come previsto dalla sentenza europea.

Dichiarazione di Paola Bragantini e Igor Boni:
“Ringraziamo innanzitutto il Direttore per la cortesia e lo spirito di iniziativa che ha consentito alla struttura di riaprire importanti attività come quella della panificazione che entro gennaio vedrà l’inaugurazione di un punto vendita in centro città. La diminuzione delle presenze rispetto al passato, pur se in percentuale minore rispetto ad altre strutture piemontesi, garantisce ad oggi una programmazione migliore delle attività e una migliore organizzazione. La disponibilità dimostrata dal Direttore nell’aprire cantieri di utilità sociale, con l’utilizzo di detenuti a titolo gratuito in lavori di manutenzione del verde, meriterebbe una pronta risposta da parte delle istituzioni cittadine che auspichiamo. Il lavoro infatti resta l’elemento essenziale per garantire un vero processo di integrazione e reintegrazione sociale. L’apertura giornaliera delle celle (a parte la pausa dedicata al pranzo) consente una responsabilizzazione dei detenuti e un approccio più costruttivo nel lavoro degli agenti di Polizia penitenziaria i quali continuano ad essere sottorganico anche se i dati a tal riguardo sono in miglioramento rispetto alla carenza inaccettabile di alcuni anni addietro. Nel complesso abbiamo trovato una struttura che, a parte alcune carenze che necessiterebbero di interventi di manutenzione (docce, impianti idrici), si trova in condizioni migliori rispetto alle ultime visite effettuate. Il sopralluogo all’interno dell’area dedicata alle donne ha consentito di verificare il cambio di tendenza in atto. La presenza dei figli, che oggi è limitata ai tre anni di età dei bambini, vedrà nell’immediato futuro l’apertura di un progetto (ICAM – Istituto di Custodia Attenuata Madri) che mira al mantenimento dell’unione con le madri recluse fino ai sei anni di età in aree aperte, dove poter svolgere attività ricreative senza presenza di sbarre”.

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Il “pachiderma” Europa deve cogliere la crisi russo-ucraina
per dare corpo ad una politica estera e di difesa comuni

Dopo molti anni rivedere uno accanto all’altro Benedetto Della Vedova e Olivier Dupuis è stato come immaginare che il tempo non fosse passato.
L’Ucraina ci ha riportato insieme a lottare per dare dignità ad una scelta europeista contro la deriva espansionista della Russia.
Con Pino Perri che ha fatto una intrduzione sulla storia dell’Ucraina da incorniciare (e da riascoltare su Radio Radicale) siamo entrati in una realtà che pochi conoscono.
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(la sala del Circolo dei Lettori di Torino)
L’iniziativa l’abbiamo realizzata nella splendida cornice del Circolo dei lettori, nell’occasione della presentazione del libro «Le ombre degli avi dimenticati» (apice libri) di Mychajlo Kocjubynskyj, un romanzo breve ambientatao sui Carpazi ai primi del 1900 che racconta vicende legate alle tradizioni di quei popoli; tradizioni e storie che sono analoghe a quelle delle nostre montagne.
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Dalla mia ormai purtroppo lunga storia politica mi sono tornate alla mente le nostre iniziative sulla ex-Yugoslavia, con la richiesta di ingresso della Bosnia nella comunità europea per scongiurare la guerra e uno storico consiglio generale del Partito Radicale convocato in Croazia, a Zagabria, in un sotterraneo antiaereo mentre Milosevic cominciava a bombardare.
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(Olivier Dupuis)
La storia si ripetè in Kossovo dove Antonio Russo, unico giornalista presente in loco, ci fornì reportage giornalieri prima di scappare in treno con i profughi. E poi la Cecenia dove una comunità europea imbelle (più di quanto lo era stata in Yugoslavia) lasciò nelle mani sanguinarie del regime di Putin la speranza democratica. Mi è tornato alla mente l’amico e compagno ceceno Umar Kambiev, le nostre comuni battaglie, le speranze e la sconfitta. Ho ripensato all’invasione russa in Georgia e ora tocca all’Ucraina.
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(Benedetto Della Vedova)
Abbiamo lottato; ogni tanto riuscendo almeno per un millimetro a far prevalere ragionevolezza e democrazia, altre volte siamo stati sonoramente battuti. In ognuna di queste vicende tragiche l’Europa è stata un fantasma, una presenza assente, un pachiderma economico incapace di agire politicamente.
Oggi tuttavia abbiamo di nuovo una grande occasione, quella di cogliere la crisi russo-ucraina per dare corpo ad una politca estera e di difesa comune, per dare corpo agli Stati Uniti d’Europa di Altiero Spinelli, del Manifesto di Ventotene. Oggi tenere alta la bandiera dell’Ucraina e difendere il ritorno di quel Paese all’interno della casa comune europea è una scelta imprescindibile per arginare le velleità espansioniste e ricattatorie di Putin e della Russia, contro il silenzio complice di tanta parte dell’Occidente.
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(Pino Perri)
Troppe volte le diplomazie hanno preferito girare la testa dall’altra parte per poi trovarsi presto di fronte a disastri ancor peggiori. Questa volta occorre agire al massimo livello con la diplomazia e con le sanzioni; una guerra alberga nel cuore dell’Europa, a casa nostra, ma la maggior parte di noi vive tutto questo con sufficienza o addirittura con disinteresse.
Credo che ciascuno invece dovrebbe abbandonare per un attimo le proprie legittime e personali occupazioni e preoccupazioni e darci una mano per fornire sostegno alla causa democratica e di liberazione del popolo ucraino. Chiedere un’Ucraina europea significa difendere noi stessi.
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LANCIATO OGGI IL MANIFESTO “IL PD CHE VORREI” A PARTIRE DA NUOVE POLITICHE REGIONALI SUL LAVORO – Applichiamo in Piemonte il contratto di ricollocazione proposto dal sen. Pietro Ichino, andiamo avanti sui diritti civili e cancelliamo “il listino” dalla legge elettorale

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Oggi presso la sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta è stato lanciato l’appello “Il PD che vorrei” (che si può sottoscrivere su www.igorboni.it) per chiedere innovazione sulle politiche del lavoro, sui diritti civili e l’avvio di riforme istituzionali anche in Piemonte.
Hanno preso la parola i primi tre firmatari del documento Igor Boni, Sara Levi Sacerdotti e Luigi Brossa, moderati da Giulio Manfredi (Segretario dell’Associazione Aglietta).

I tre esponenti politici alla fine della conferenza stampa hanno dichiarato:
“Vogliamo dare voce ad un’area laica, ambientalista, liberale che esiste ampiamente nell’elettorato del PD ma che non ha ad oggi la capacità di incidere nelle politiche come dovrebbe e potrebbe. Come a livello nazionale Renzi sta tentando di fare andare avanti la macchina tra eserciti di frenatori sulle politiche del lavoro così noi chiediamo che in Piemonte non ci si limiti ad elencare le grandi aziende che rischiano la chiusura (dimenticandosi peraltro delle centinaia di piccole aziende e di professionisti che perdono il lavoro senza nemmeno l’onore delle cronache) ma che si attuino politiche attive e innovative. Lo abbiamo detto in campagna elettorale offrendo anche la disponibilità diretta del Senatore Pietro Ichino e lo ribadiamo ora con forza: sperimentiamo in Piemonte il contratto di ricollocazione per porre sullo stesso piano i lavoratori che perdono il posto costringendo chi si occupa della loro formazione e ricollocazione ad un processo virtuoso che vede una parte del compenso condizionato all’effettivo reinserimento lavorativo. Chiediamo sui diritti civili (anche al tiepido Renzi per la verità) uno scatto in avanti sulle unioni civili e sul rispetto e avanzamento della legislazione in tema di aborto. Chiediamo infine la riforma del sistema elettorale regionale cancellando l’obbrobrio del listino e sostituendo il sistema clientelare delle preferenze con il maggioritario di collegio”

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Alla Festa Democratica per firmare l’appello “Il PD che vorremmo” e per la cannabis terapeutica

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Dal 28 agosto è presente alla Festa Democratica di Torino anche il gazebo dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta (nella foto la fase di allestimento). Al banchetto radicale i visitatori della Festa potranno trovare una ricca serie di pubblicazioni e libri radicali e dell’Associazione Luca Coscioni e le bandiere del Tibet e dell’Unione Europea. Sarà anche possibile sottoscrivere due documenti: il Manifesto Appello “Il PD che vorremmo”, promosso da Igor Boni e Sara Levi Sacerdotti, che può essere firmato anche sul sitowww.igorboni.it, e la petizione per la cannabis terapeutica e la legalizzazione delle droghe attualmente proibite.
Igor Boni e Giulio Manfredi (presidente e segretario Associazione Aglietta) hanno dichiarato:
“Come è accaduto nelle edizioni passate, anche quest’anno i radicali saranno presenti alla Festa PD senza altra ricchezza che le loro idee e le loro proposte. Questo vale per il Manifesto/Appello “Il PD che vorremmo”, per un PD aperto, laico, liberale e ambientalista (chiediamo tanto, lo sappiamo, non saremmo radicali se non lo facessimo!); vale anche rispetto al tema della cannabis terapeutica, che è legale in Italia dal 2007, rispetto alla quale tutti (persino il ministro Lorenzin!) o quasi si dichiarano d’accordo … ma la triste realtà è che solo 40 (quaranta) cittadini italiani nel 2013 hanno potuto accedere ai farmaci contenenti cannabinoidi.
Sulla cannabis terapeutica è già stata presentata dall’Associazione Aglietta una petizione popolare in Consiglio Comunale, per attivare un progetto pilota di coltivazione a Torino; alla ripresa dei lavori, andremo alla carica anche del Consiglio Regionale e della Giunta Chiamparino.”

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