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Politiche ambientali concrete
di contrasto al cambiamento
climatico per Italia e Europa

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L’obiettivo di questo documento è tentare di impostare proposte concrete, in parte già attuate da alcuni governi europei, che possano condurre nel medio periodo ad una riduzione delle emissioni e contemporaneamente condurre a una riduzione dell’anidride carbonica in atmosfera, tramite il fissaggio del carbonio nel suolo e nelle biomasse forestali.

Non ho certo la presunzione o la pretesa di avere inserito tutto ma l’intenzione è quella di aprire per Radicali Italiani e per +Europa una stagione di riflessione e di lotte in campo ambientale, sfruttando campagne e progetti già avviati in passato e la nostra capacità di utilizzare anche in questo settore un approccio laico.

Premesse

Politiche ambientali e di contrasto al continuo incremento di emissioni di gas climalteranti in atmosfera (anidride carbonica e metano innanzitutto) sono il principale esempio di come sia sostanzialmente inutile ragionare dentro i confini di un singolo Stato e occorra mettere in atto politiche di respiro per lo meno continentale. Anche una visione di dimensione europea è sostanzialmente insufficiente, dato che è soprattutto in altre parti del globo che si stanno producendo gli incrementi maggiori di emissioni. Non c’è dubbio tuttavia che efficaci politiche europee sul tema avrebbero la capacità di incidere anche a livello globale.

Il faro da seguire è la fine dell’era del petrolio che ovviamente oggi è solo un’evocazione ma che può divenire realtà grazie ad un percorso che occorre compiere. Il cambiamento tecnologico e il cambiamento delle scelte delle imprese deriva dalle innovazioni e dalla ricerca ma anche dalle richieste dei consumatori: i capitali si orientano su tecnologie sostenibili anche spinte dalle opinioni dei cittadini. Per questo l’azione politica che possiamo realizzare è di fondamentale importanza ben sapendo tuttavia che non esiste una sola soluzione miracolosa, ma necessita impostare una serie di provvedimenti che abbiano da una parte l’effetto di ridurre le emissioni e dall’altra l’effetto di trasformare una parte dell’anidride carbonica atmosferica in carbonio organico. Le due azioni sommano i propri effetti poiché da una parte riducono la massa di tonnellate di CO2 che invadono la nostra atmosfera e dall’altra trasformano e fissano una parte della CO2 grazie all’azione della vegetazione e dei suoli.

L’articolazione delle proposte si traduce in 5 azioni, le prime due rivolte alla riduzione delle emissioni, la terza relativa alla protezione degli stock di carbonio presenti, la quarta e la quinta volte a incrementare i suddetti stock.

1) Mercato europeo del carbonio (Emission Trading)

La Direttiva europea ET (Emission Trading) del 25 ottobre 2003 ha aperto la possibilità di realizzare un mercato delle emissioni di CO2 a livello europeo. Il mercato si è concretamente attivato nel 2005 e coinvolge circa 12.000 imprese europee – cementifici, cartiere, raffinerie, centrali elettriche e così via – fissando un tetto annuale per le emissioni di CO2 che ogni settore industriale può emettere nell’atmosfera con le sue attività produttive e di trasformazione.

Se un’industria emette quote in misura maggiore di quanto stabilito deve acquistarle sul mercato in aste pubbliche o da altre aziende; se un’industria virtuosa attua il proprio ciclo produttivo emettendo meno quote di quelle previste allora le quote può cederle alle industrie meno virtuose.

Le quote sui calcolano in tonnellate di CO2 emessa e la quotazione è calcolata in €/Ton di CO2 emessa.

Dopo un inizio con quotazioni di circa 30 €/Ton, per diversi anni i prezzi della CO2 sono rimasti molto bassi (6-10 €/Ton) a causa di un notevole surplus di crediti determinato da diversi fattori, tra cui l’assegnazione gratuita di quote alle industrie.

I prezzi molto bassi delle quote non hanno incentivato investimenti in tecnologie efficienti e sono così proseguiti utilizzi dei combustibili più inquinanti e meno cari come il carbone.

Da febbraio 2018 tuttavia il prezzo è tornato a salire sfiorando attualmente i 20€/Ton per il concomitante aumento della domanda dopo la crisi economica mondiale e la riduzione dell’offerta di quote gratuite.

Ma il cambio radicale nel mercato avverrà dal primo gennaio 2019, quando partirà a pieno regime il meccanismo della Market Stability Reserve (MSR), che ogni anno ritirerà il 24% delle quote eccedenti/inutilizzate, dirottandole nella “riserva”, in modo da equilibrare il rapporto tra domanda e offerta dei crediti di carbonio. Tale scelta ridurrà nettamente la disponibilità dei crediti e farà ulteriormente salire il prezzo (si valuta fino a quasi 40€/Ton nel 2020).

Con valori di mercato a questo livello le industrie saranno spinte da una parte a utilizzare combustibili a minore tasso di emissione e ad investire in tecnologie innovative capaci migliorare l’efficienza energetica e quindi di ridurre le emissioni stesse. E’ quindi probabile che per effetto di questo provvedimento si ridurranno le emissioni complessive delle 12.000 aziende e che aumenterà nettamente il consumo di gas a scapito di altri combustibili fossili (in particolare in Italia dove anche per questo il TAP risulta assolutamente strategico).

Comincerà dal 2019 la più grande rivoluzione programmata per il mercato continentale della CO2 con effetti che saranno da monitorare e valutare ma che si annunciano positivi. Da sottolineare che questo accordo sul mercato dei crediti di carbonio, non votato dall’Italia dal Governo Gentiloni, potrebbe dalle simulazioni realizzate ridurre ogni anno le emissioni di CO2 fino a 90 milioni di tonnellate.

Questa politica di intervento sul mercato che a prima vista non può essere definita liberale, in realtà cambia di prospettiva se si considera l’esternalità negativa che produce l’inquinamento. In questo modo l’intervento europeo spinge, tramite un’azione indiretta, al miglioramento tecnologico e alla riduzione degli impatti.

Restano da approfondire gli effetti distorsivi sul breve periodo a carico delle imprese europee in confronto alle altre imprese che non sono soggette al mercato europeo dei crediti di carbonio.

2) Carbon Tax

Il comprato che maggiormente ha prodotto un incremento delle emissioni di CO2 sono sicuramente i trasporti. E’ importante sottolinearlo dato che già la strategia di Europa 2020 impegnava l’Italia a ridurre le emissioni di circa il 16% nel 2020 rispetto al 2005.

Un provvedimento che va proprio in questa direzione è l’introduzione di una Carbon Tax che rappresenta una misura coerente con il noto principio del “chi inquina paga”.

Questo provvedimento non è assolutamente nuovo: è già stato utilizzato in molti Paesi del nord-Europa e anche dall’Italia tra il 1998 e il 2005. In Italia in particolare un provvedimento di questa natura avrebbe un significato ancora maggiore dato che siamo il terzo paese per emissioni di gas serra in Europa e l’undicesimo al mondo.

Come Radicali, con la campagna “Meno inquino Meno pago” abbiamo da tempo proposto una Carbon Tax partendo dall’assunto che le imposte sui carburanti sono scontate per quasi 6 miliardi nel 2014 a settori che inquinano molto come trasporto pesante su gomma, aereo e navale e che eliminando questi sussidi iniqui e dannosi per l’ambiente, si avrebbero soldi da utilizzare per ridurre le tasse sui redditi da lavoro e impresa, aiutando e incentivando al contempo gli investimenti nell’innovazione dei settori oggi sussidiati.

Studi sul tema della Carbon Tax valutano gli effetti sia sulle famiglie, sia sulle imprese. Come da tempo da noi proposto, i ricavi della tassa potrebbero essere utilizzati per contenere le imposte sul lavoro e/o utilizzare il gettito per ridurre gli oneri attualmente imposti per incentivare le energie rinnovabili. In questo modo si potrebbe mantenere invariata la pressione degli oneri fiscali sull’intero sistema economico e al contempo si andrebbe verso il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla strategia europea e dall’accordo di Parigi

L’Italia ha un tasso di motorizzazione tra i più alti del mondo: si contano oltre 600 veicoli per ogni mille abitanti contro un valore inferiore a 500 nella media europea. Il numero di veicoli per abitante cresce da venticinque anni. Le emissioni di gas serra del settore dei trasporti costituiscono circa un quarto del totale in Italia. Vi è quindi è un aumento delle emissioni totali malgrado la riduzione delle emissioni per ogni singolo veicolo, derivante dal miglioramento tecnologico dei motori. La Carbon Tax è un metodo per produrre l’internalizzazione dei costi dell’esternalità negativa.

Per andare al concreto, si può scegliere di eliminare gli sconti sui carburanti per i settori “privilegiati” o introdurre una tassa generalizzata sull’utilizzo dei carburanti derivanti da idrocarburi fossili. In questo ultimo caso una Carbon Tax di 17€/Ton di anidride carbonica emessa (ammontare proposto dal Governo francese nel 2009) o di 100€ (un valore vicino a quanto reputato necessario dalla IEA per mantenere la crescita della temperatura al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali) si tradurrebbe rispettivamente in un’accisa al litro di carburante compresa tra i 4 e i 24 centesimi di euro (“La tassazione “verde” in Italia: l’analisi di una carbon tax sui trasporti” di Federico Cingano e Ivan Faiella, 2013).

In questo contesto di dati la proposta lanciata da Marco Cappato e Monica Frassoni di 40€/Ton da portare nel medio periodo a 100€/Ton è in linea con queste valutazioni. Le simulazioni realizzate nello studio suddetto indicano che con una Carbon Tax di questo tipo in Italia si avrebbe una riduzione delle emissioni di circa 5 Mt/anno e un aumento di gettito addizionale compreso tra 1 e 5,3 miliardi di euro per le sole famiglie (Tra queste sono le famiglie più abbienti, con maggior numero dia auto, a pagare maggiormente la tassa). Se la Carbon Tax fosse rivolta, come opportuno, anche alle imprese il gettito raggiungerebbe un importo compreso tra i 2 e i 10 miliardi di euro a secondo degli importi scelti. Le imprese sarebbero anche con questo strumento a investire in tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni.

3) Una legge sulla protezione del suolo

Dopo anni di studio e di riflessioni su come affrontare il problema della protezione del suolo, nel settembre del 2006 è stata emanata la “Strategia tematica per la protezione del suolo” (Brussels, 22 settembre 2006 COM(2006)231) che contiene anche una proposta di direttiva quadro che tuttavia non ha mai visto la luce.

La strategia abbiamo, come Radicali, contribuito a farla emanare grazie alle interrogazioni presentate allora al Parlamento europeo che chiedevano una presa d’atto formale dell’Europa e l’emanazione anche della direttiva quadro.

All’interno della Stretegia tematica, che è il quadro entro il quale ogni Paese deve legiferare, si individuano le principali minacce che incombono sul suolo e le linee di azione che devono essere poste in essere per mitigare gli effetti di tali minacce.

Le principali minacce sul suolo sono individuate nelle seguenti: erosione, diminuzione della materia organica (direttamente correlata ai cambiamenti climatici), contaminazione locale e diffusa, impermeabilizzazione (consumo di suolo), compattazione, diminuzione della biodiversità, salinizzazione, inondazioni e smottamenti, acidificazione.

Dato che in Italia non esiste alcuna normativa in merito e che tutti i riferimenti legislativi sulla “difesa del suolo” in realtà non fanno riferimento al suolo propriamente detto ma, in virtù di una eredità fascista, si riferiscono all’italico suolo (cioè al territorio e alle infrastrutture), occorre colmare questo vuoto.

Segnalo che su questo argomento ci lavoro da una quindicina di anni e che in numerosi congressi nelle commissioni tematiche sono intervenuto illustrando nei dettagli la situazione. La proposta di legge che ho elaborato e consegnato a Riccardo Magi si struttura come una integrazione del Decreto ambientale 152/2006 e ha lo scopo di portare avanti l’impegno politico per la protezione del suolo nel nostro paese, seguendo le indicazioni che ci vengono fornite dai documenti europei. Per questo motivo nel testo sono esplicitamente inserite le minacce suddette e per ciascuna delle minacce viene proposto un percorso legislativo da svolgere, regione per regione, nell’ambito di indicazioni metodologiche nazionali (contenute negli allegati alla legge per ciascuna delle minacce) che consentono un’uniformità della intensità delle azioni e dei rimedi proposti.

E’ infatti a livello regionale che meglio si possono definire le ‘aree a rischio’ previste nella direttiva europea e i ‘programmi d’azione’ per ridurre gli effetti di ciascuna delle minacce.

Rispetto al tema del consumo di suolo si prevede il prioritario riutilizzo di aree cementificate abbandonate e degradate e per nuove edificazioni l’introduzione della “campensazione ambientale”, già attiva in altri provvedimenti legislativi su altre risorse naturali come i boschi; compensazione ambientale che è stata peraltro anche sostenuta da Legambiente. La compensazione ambientale può essere realizzata tramite interventi di miglioramento delle funzioni del suolo in altre aree rispetto a quelle edificate o tramite il pagamento di una tassa che alimenta un fondo comunale di compensazione ecologica che è vincolato all’utilizzato per migliori delle dinamiche ecologiche e delle funzioni ecosistemiche all’interno del territorio comunale. Il principio è lo stesso della Carbon Tax: internalizzare i costi per sanare le esternalità negative prodotte (in questo caso dalla eliminazione delle preziose funzioni del suolo).

Rispetto ai cambiamenti climatici è evidente la stretta correlazione che esiste tra suoli e clima. Il suolo è il maggiore contenitore sulle terre emerse di carbonio organico. La diminuzione di carbonio organico nel suolo corrisponde direttamente all’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera. Proteggere il suolo dalla cementificazione e dalla degradazione significa ridurre le emissioni e, anzi, consentire al suolo di contenere maggiori quantitativi di carbonio a spese proprio dell’anidride carbonica atmosferica che potrebbe in questo modo essere ridotta.

4) Politiche di salvaguardia e incremento del carbonio organico

La Politica Agricola Comune (PAC), pur nelle sue distorsioni del mercato e nel danno che provoca ai produttori agricoli esterni all’Unione, ha elaborato da tempo una divisione in due pilastri. Il primo pilastro che occupa il 75% delle risorse corrisponde agli aiuti diretti derivanti dal sostegno dei prezzi dei prodotti agricoli e dalla integrazione diretta dei redditi degli agricoltori (ti pago in base agli ettari che hai e alle colture che fai). Il secondo pilastro, malgrado sia meno ricco, è in costante aumento riforma dopo riforma, ed è dedicato a quello che viene definito “Sviluppo Rurale”. In questo caso i pagamenti alle aziende sono condizionati alla attuazione di misure che riducano gli impatti negativi dell’agricoltura.

In questo ambito si può agire su due fronti.

Il primo di carattere prettamente europeo per far sì che la prossima programmazione 2021-2028 dedichi sempre meno risorse al primo pilastro per aumentare quelle del secondo pilastro. In questo modo si ridurrebbero gli effetti negativi sul mercato, favorendo l’ingresso di merci da paesi in via di sviluppo (peraltro il modo migliore di aiutarli a casa loro è sostenere le loro economie agricole invece di bloccare i loro prodotti) e al contempo aumentando le azioni virtuose di protezione ambientale sui nostri territori europei.
Il secondo a livello locale (regionale per quanto riguarda l’Italia dato che i PSR – Programmi di Sviluppo Rurale – sono di competenza delle Regioni mentre in altri casi sono gli Stati a occuparsene). Qui, grazie alla impostazione dei PSR che nel settennio di programmazione consegnano molti miliardi di euro alle azione italiane ed europee (oltre 10 miliardi a quelle italiane), si deve puntare sempre di più sugli aspetti legati al contenimento degli effetti del cambiamento climatico e a misure atte a contrastare l’emissione di gas climalteranti in atmosfera.

Su questo secondo punto si deve dare maggiore peso alle misure di conservazione e incremento del carbonio organico nei suoli agrari, depauperati da decenni di agricoltura e monocultura intensiva; questo è un aspetto essenziale che si può realizzare grazie alla innovazione nella meccanica agraria. Da decenni esistono tecniche di coltivazione molto meno impattanti di quelle tradizionali (non entro nel dettaglio), che possono essere promosse sempre più dai PSR fornendo formazione agli agricoltori e sostegno economico. Il risultato potenziale sarebbe molto grande dato che i suoli agrari, a differenza di quelli forestali, possono contenere quantità di carbonio molto più elevate delle attuali, riducendo in modo sostanziale l’anidride carbonica in atmosfera.

5) Mercati volontari locali del Carbonio

Un ulteriore provvedimento, già sperimentato anche in Italia ma ancora troppo poco diffuso, riguarda l’apertura di mercati locali volontari delle quote di carbonio. Si tratta di una opportunità dai molteplici effetti positivi che potremmo promuovere anche a livello politico.

In questo caso si mette in contatto chi emette CO2 (industrie, aziende, chi realizza grandi eventi…) con chi riesce a fissare carbonio nella biomassa legnosa e nei suoli grazie all’utilizzo di tecniche di gestione dei boschi innovative.

Il prezzo della tonnellata di CO2 non segue necessariamente quello legato all’Emission Trading ma solitamente ha livelli maggiori. Le aziende utilizzano tale modalità per pubblicizzare la loro azione di carattere ambientale (pulendosi la coscienza) e chi attua una selvicoltura che produce negli anni accumuli di carbonio riceve il pagamento delle quote accumulate. Occorre il coinvolgimento di un ente certificatore accreditato che possa verificare e, appunto, certificare che effettivamente le pratiche stanno avendo l’effetto sperato.

Le azioni da intraprendere devono ovviamente produrre un maggiore accumulo rispetto alle ordinarie pratiche di gestione dei boschi e si possono vendere esclusivamente le quote di accumulo di carbonio prodotte grazie agli interventi effettuati.

In questo contesto le pratiche di forestazione urbana (creazione di aree seminaturali all’interno dei territori comunali delle grandi città) hanno un effetto volano molto importante. Da una parte si produce una riduzione della CO2 atmosferica con l’accumulo di carbonio nella biomassa e dall’altra si consente ai cittadini di apprendere le azioni in essere e comprendere l’importanza della riduzione delle emissioni; quindi, oltre ad un risultato concreto in termini di tonnellate di CO2, c’è un risultato di formazione e informazione della popolazione.

Tali mercati possono essere “spinti” dalle amministrazioni regionali tramite approvazione di delibere che indicano metodi e percorsi da attuare e potrebbero anche vedere un sostegno da parte dello Stato tramite provvedimenti di natura parlamentare. Anche in questo caso il sostegno potrebbe essere di natura economica (inserito in una legge di bilancio) o semplicemente di natura politica e sociale per spingere le regioni e le amministrazioni comunali a realizzarlo.

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Profetico Pannella:
i morti nel Mediterraneo
e ai confini dell’Europa
sono il nuovo Olocausto

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Pannella è sempre stato profetico. Questa frase dice molto della sua e nostra (di Radicali) capacità di analisi e previsione e molto dell’incapacità degli Stati europei di rispondere alla realtà con una politica fatta con la testa e con il cuore… oggi la risposta di molti, a partire da quella italiana, è foriera di altri morti e di altra disperazione (nel senso letterale del termine).

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Ipla, bilancio 2017 chiuso in attivo
e approvato dai soci.
Ecco le tappe del rilancio

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Nell’Assemblea ordinaria dei Soci è stato approvato il bilancio 2017 che chiude con un attivo di oltre 6.000 €. Durante l’incontro, alla presenza dei rappresentanti della Regione Piemonte e del Comune di Torino, sono stati illustrati gli obiettivi raggiunti durante l’anno passato e le prospettive per l’anno in corso.

Dichiarazione di Igor Boni, Amministratore Unico dell’IPLA
“Il 2017 chiude in attivo ed è una buona notizia che non era scontata. Si tratta del quinto anno consecutivo nel quale l’IPLA è di nuovo in carreggiata rispetto ai conti, dopo le gravissime difficoltà di bilancio del 2011 e 2012 e la cassa integrazione in deroga che per 15 mesi – nel 2013 e 2014 – ha colpito tutti i dipendenti. Prosegue un percorso virtuoso che abbiamo intrapreso dal 2014, che dimostra che è possibile gestire una Società partecipata in modo trasparente ed efficiente, lasciando fuori dalla porta clientele, favori, assunzioni di amici e amici di amici, rimborsi gonfiati e tutto quanto ha contribuito a fare di alcune partecipate un problema da risolvere più che una risorsa. Le recenti modifiche statutarie ci aprono definitivamente la strada per andare sul mercato con l’obiettivo di trovare non più del 20% del nostro fatturato; in questo 2018 cercheremo di sfruttare questa nuova opportunità per consolidare la ripresa che abbiamo faticosamente conquistato. Permangono le difficoltà legate a un capitale sociale troppo esiguo e ad una burocrazia che tende ad aumentare, inserendo nuovi lacci e nuovi ostacoli, piuttosto che ridursi e migliorare la dinamicità che sarebbe necessaria”.

IN PILLOLE LE TAPPE DI UN RILANCIO (2014/2018)

TRASPARENZA

● Nominato il “Responsabile anticorruzione e trasparenza ai sensi della legge”.
● Nominato il “Responsabile interno dell’Accesso Civico”.
● Redatto il “Piano triennale di prevenzione della corruzione 2016-2018” e il successivo aggiornamento 2108-2020.
● Redatto il “Codice di comportamento dei dipendenti dell’IPLA”.
● Inserite e aggiornate tutte le informazioni necessarie per legge nella sezione “Società trasparente”: compensi, bandi, bilanci, incarichi, etc, nonché rimborsi mensili dell’AU.

RIDUZIONE DEI COSTI

● Dimezzati i costi generali da circa quasi 1 milione di euro a meno della metà.
● Riduzione dei costi del personale del 20% tramite incentivi all’esodo e tre licenziamenti con relativo accordo sindacale concordato.
● Riduzione costi dell’organo amministrativo a meno della metà del 2010.
● Rimborsi personali ridotti di oltre il 90% rispetto a prima.

RISULTATI IN NUMERI

● Ridotto di centinaia di migliaia di euro i debiti verso i fornitori.
● Ridotto al contempo i crediti, riuscendo a recuperare risorse e riducendo le esposizioni con le banche che tuttavia continuano ad essere troppo elevate.
● Chiuso in attivo quattro bilanci su quattro: 2014, 2015, 2016 e 2017, facendo crescere il nostro patrimonio netto da 126.000 € della semestrale di bilancio del 2014 agli oltre 260.000 € attuali, riuscendo a mantenere inalterato il nostro esiguo capitale sociale.

RIFORME INTERNE

● Completamente rifatto il sito istituzionale dell’IPLA.
● Approvato il nuovo organigramma aziendale.
● Attivato l’incarico alla Società di revisione che affianca il collegio sindacale.
● Nominato il nuovo collegio sindacale.
● Approvato il nuovo Statuto dell’IPLA e ampliato l’oggetto sociale.
● Predisposto strumenti di controllo sull’andamento dei progetti.
● Inaugurata la pagina facebook dell’IPLA e la pagina gacebook dedicata al progetto zanzare che ha attualmente 13.000 “mi piace”.

SICUREZZA

● Ripristinati i dispositivi antincendio e la funzionalità di tutti gli estintori secondo quanto previsto dalla legge.
● Predisposto la cartellonistica interna per ottemperare al divieto di fumo nei locali pubblici.
● Rinnovato e approvato il “Documento di analisi e valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori”.
● Riprese le attività di gestione della tenuta con intervento su tutto il patrimonio arboreo, riducendo i rischi anche con l’applicazione di tecniche innovative di consolidamento.
● Compilato il registro degli esposti agli agenti cancerogeni come richiesto dalla legge.
● Messo a disposizione di tutti i dipendenti di una nuova dotazione di attrezzatura nonché di una pettorina ad alta visibilità con tesserino di riconoscimento.
● Completata la formazione del personale sui temi legati alla sicurezza con corsi specifici.
Tutti i dipendenti e i collaboratori sono dotati dei DPI necessari allo svolgimento del proprio lavoro.

EVENTI RILEVANTI

● EXPO 2015, collaborato alla organizzazione e partecipato alla tre giorni sul suolo “Soil, where food begins promossa dal JRC – Centro di ricerca della Commissione europea.
● EXPO 2015, insieme al Centro Nazionale Studi Tartufo, organizzato l’incontro “Alla scoperta della mappa del tesoro del tartufo” che si è tenuto al Padiglione Italia.
● In occasione del 5 dicembre, giornata internazionale del suolo, organizzato eventi con ospiti nazionali e internazionali ottenendo il patrocinio della FAO.
● Partecipato alla “Notte dei ricercatori” a Torino.
● Partecipato alla manifestazione “Terra Madre” di Torino.
● Ospitato in IPLA il congresso nazionale di Pro-Silva.

IPLA APERTA AI CITTADINI

● Nel 2014 abbiamo organizzato “Ipla: porte aperte al cambiamento”, un’intera giornata di accoglienza del pubblico e di dimostrazione delle attività scientifiche.
● Nel 2015 si è svolto “Adotta un bosco” con alcune classi della Scuola Elementare Gaspare Gozzi di Torino che hanno piantato un centinaio di alberi.
● Nel 2015 si è svolta la giornata porte aperte “IPLA a cavallo” per mostrare le attività dell’Istituto, nella quale abbiamo trasportato in giro per la tenuta i cittadini in carrozza.
● Nel 2015 abbiamo organizzato: “Un tuffo nel miele”, un percorso sensoriale nei gusti e profumi dei diversi mieli piemontesi.
● Nel 2016 ha fatto visita in IPLA una delegazione del Touring Club Italiano.
● Nel 2016 si è tenuta in collaborazione con il Parco di Superga la settimana del Piccolo Guardiaparco con una trentina di bambini delle elementari ospitati nella tenuta per fare attività in campo ambientale.
● Nel 2017 abbiamo organizzato “IPLA porte aperte – Un giorno per gli Alberi”.
● Nel 2017 si è svolto il concorso fotografico Salva.Guardando che ha coinvolto circa 150 studenti che hanno utilizzato la nostra tenuta come ispirazione per i loro scatti.
● Nel 2018 in una due giorni con la scuola elementare Elsa Morante di San Mauro sono state messe a dimora da 50 allievi oltre 100 piante di latifoglie autoctone.
● Abbiamo aperto l’Istituto per lezioni ai ragazzi, dalle elementari alle medie fino alle scuole superiori, facendo numerosi eventi didattici.

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“Le ONG vedranno l’Italia solo in Cartolina” sbraita il ministro di tutto nonché Presidente del Consiglio in pectore, che nega l’esistenza di torture agli 800.000 migranti “ospitati” nei lager libici malgrado le migliaia di foto, immagini e prove di ogni genere.
Tutto lasciato nelle mani della guardia costiera libica che diviene l’unica responsabile dei soccorsi o supposti tali.
Il risultato è visibile e limpido: 220 morti in una settimana e oggi altri 100 dispersi.
Nessuno li può soccorrere (nessuno li deve soccorrere!) e noi italiani brava gente siamo complici – non silenti ma attivi – di questa strage.
Complici letteralmente, non per inerzia o per indifferenza. Complici per aver messo in atto azioni che favoriscono la morte di queste persone. Persone, ripeto. Persone.
Si può sorridere, dire che non è vero, che sono buonista (che non si capisce come è divenuto un insulto), che vengono qui che è una pacchia, che fanno gite in nave a spese nostre, che portano malattie, dire che non c’è spazio per qualche centinaio di migliaio di migranti in una Europa che ha mezzo miliardo di persone.
Mentre lo dite, o anche solo lo pensate, siete diventati “la banalità del male”.
Non è tempo di silenzio, è tempo di far sentire che esiste (perché esiste!) un’altra Italia e un’altra Europa.
Firma per WelcomingEurope!
Per firmare:
https://welcomingeurope.it/news/firma/

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+EUROPA
Io dico che ce la possiamo fare.
Anzi, io dico che dobbiamo farcela

ManiUe

Nelle peggiori vicende della storia recente, parlo ad esempio dei periodi che hanno preceduto fascismo e nazismo, una delle caratteristiche di chi aveva compreso i rischi che si avevano di fronte era la divisione.
Da una parte i sostenitori del regime, nel mezzo una moltitudine pronta a sostenere acriticamente l’uomo forte, dall’altra le divisioni di chi aveva compreso.
Oggi non possiamo far paragoni o paralleli banali dato che nulla si ripete uguale. Non c’è dubbio tuttavia che oggi, chi avverte il pericolo e chi auspica strade differenti da quelle che paiono essere maggioritarie è diviso. Così diviso che perfino il nostro progetto politico di +Europa vacilla malgrado, possiamo dirlo con cognizione di causa, abbia individuato con perfetta precisione qual è il punto centrale della divisione netta tra chi immagina Paesi chiusi su loro stessi (protezionismo, nazionalismo, xenofobia) e chi sogna un’Europa dei popoli aperta, capace di rispondere unita alle sfide del futuro, in politica estera come sulle politiche del welfare, in politica economica come sui provvedimenti ambientali, sui diritti civili e sui diritti umani, compresi ovviamente quelli dei migranti.
Non un’Europa chiusa solo sullo spread e sul pil (pur importanti per carità!). Non un’Europa economica e basta. Lo abbiamo ripetuto più volte: non è possibile fermarsi ad un’Europa che è un gigante economico e un nano politico. Dobbiamo conquistare l’Europa della speranza, dei diritti, delle libertà, della democrazia e della partecipazione, senza abbattere quanto fin qui costruito. Dobbiamo costruire la cittadinanza europea nella federazione europea.
Io ritengo che +Europa possa essere un utilissimo strumento politico e di azione politica. Uno strumento che deve divenire progetto politico e soggetto politico. Che non sia facile è sotto gli occhi di tutti, come lo è stato per coloro che in altri momenti della storia si sono trovati dinanzi simili sfide. E’ evidente che vi sono approcci diversi, idee diverse, strategie diverse e anche analisi diverse, ciascuna è da rispettare. E’ evidente che queste prospettive diverse si intrecciano ai rapporti umani di chi magari per una vita ha lavorato fianco a fianco. E’ altrettanto evidente – a mio avviso – che dobbiamo insieme trovare la strada da percorrere.
Non faccio ricostruzioni di questi mesi che sarebbero parziali e metterebbero nero su bianco la mia verità, che non corrisponde certo alla Verità. Io voglio arrivare all’obiettivo e non mi interessa lasciare il cerino della sconfitta in mano a questo o quello; mi interessa piuttosto ottenere il risultato perché ritengo sia ancora possibile e sia necessario per dare uno spazio di azione a tanti cittadini che in questo Paese non sono disposti a chinare la testa di fronte alla follia collettiva che pare sommergerci. Per questo da qui, da Torino (come da altri luoghi d’Italia e d’Europa), settimana dopo settimana, riunione dopo riunione, abbiamo tentato di far sentire la voce di chi ritiene che questo progetto sia da far nascere e crescere. Un progetto che potrà nel tempo trasformarsi e modificarsi ma che entro il 30 giugno penso debba vedere la luce. Un progetto che deve guardare a mio avviso anche fuori dai confini nazionali, con un’ambizione grande che non deve essere rivolta alle sole scadenze elettorali ma essere alimentata dalla Politica, quella con la P maiuscola che guardi alle riforme liberali e federaliste, democratiche e laiche, in Italia e negli altri paesi europei. Un soggetto politico che non deve divenire una copia di Radicali Italiani o di Forza Europa che potrebbero e dovrebbero proseguire le loro campagne e le loro lotte, rafforzando il loro patrimonio di militanza e di idee.
Ritengo che chi pensa – legittimamente ci mancherebbe – che la responsabilità siano di altri, degli altri, di Radicali Italiani, di Forza Europa, di CD o altri ancora, sbagli. Ritengo che sia non solo legittimo ma doveroso che ciascuno di noi faccia proposte e accetti che quelle stesse proposte siano criticate, emendate e cambiate. Ritengo che i disaccordi venuti alla luce siano normali e non possano essere semplicemente letti come la volontà o non volontà di andare avanti dato che quasi tutti (tutti noi che abbiamo dato vita alle Liste di +Europa con Emma Bonino) abbiamo ribadito in più occasioni la volontà di andare avanti. Tra noi tutti non ci sono sabotatori per intenderci. Quando si vuole costruire qualcosa di grande non si può aver la pretesa di individuare la risposta rapidamente, anche se i tempi della politica non possono essere elusi. Occorre dialogo e confronto, anche aspro. Occorre avere la forza di cambiare idea e pazienza.
Noi ora dobbiamo dare corpo alla nostra responsabilità collettiva che deve scaturire dalla capacità di sostituire quel NOI e VOI che troppe volte sento con un semplice NOI.
Un NOI che sappia comprendere anche parziali diversità di analisi perché se pensiamo di stare ciascuno insieme solo ai propri “simili” saremo responsabili di una ulteriore frammentazione, che farà certamente felici coloro i quali vogliono chiudere porte e finestre dentro illusioni foriere di tragedie che abbiamo già visto.
Di inadeguatezze ne abbiamo dimostrate tante. Sicuramente è tardi ma io sono convinto che non sia affatto troppo tardi. Come ho già detto in una delle tantissime occasioni di discussione di Radicali Italiani sul tema, auspico una seduta fiume dell’Assemblea di +Europa con il comune obiettivo di trovare una soluzione per partire e che Emma faccia un passo avanti per darci una mano a sciogliere i punti di disaccordo.
Un abbraccio.

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+Europa
riparte

Cattura

28 marzo 2018

Ieri si è tenuta la prima riunione per il lavoro di riforma statutaria di +Europa. Lo Statuto attualmente vigente prevede infatti la nomina di “un comitato a cui è affidato il compito di redigere un nuovo Statuto da sottoporre all’Assemblea entro il 31 maggio 2018. Il nuovo Statuto dovrà, tra l’altro, determinare le regole di apertura e di partecipazione democratica al progetto politico di “+EUROPA” anche ai fini della costruzione di un soggetto politico-elettorale federalista e paneuropeo.

L’Assemblea di +Europa, composta da Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi, Bruno Tabacci e Gianfranco Spadaccia ha nei giorni scorsi nominato e oggi riunito il comitato composto da Marco Cappato, Maurizio Di Nicola, Olivier Dupuis, Andrea Mazziotti, Carmelo Palma, Angelo Sanza e Lorenzo Strik Lievers. Alla riunione sono anche intervenuti Emma Bonino, Silvja Manzi, rappresentante legale di +Europa e Alessandro Fusacchia, deputato eletto nella circoscrizione estero.

Nell’ambito dell’attività di elaborazione statutaria, +Europa ha deciso di convocare a breve, entro la prima metà di aprile, un seminario di approfondimento dei contenuti e delle forme dell’iniziativa europeista nella nuova fase politica. A questo seminario parteciperanno i gruppi dirigenti dei tre soggetti fondatori di + Europa, cioè di Radicali Italiani, Forza Europa e Centro Democratico.

Come disse Emma Bonino all’indomani del voto del 4 marzo: “abbiamo deciso, senza grandi né piccoli tentennamenti, che questo progetto deve continuare. Troveremo le formule e il modo di lavorare assieme, ma nessuno di noi è disposto a tradurre una sconfitta numerica evidente in una sconfitta del progetto politico, che è nato nuovo, di recente, e che nel contesto generale ci sembra che valga sempre più la pena di continuare a curare e ad organizzare.

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Dopo aver vomitato contro i presidenti non eletti si propone un presidente non eletto.
Dopo aver detto basta con i tecnici si propone un tecnico (Toninelli ripete come un disco rotto che “non è un tecnico!” quasi se essere un tecnico rappresentasse un insulto. Ma se non è un tecnico e non ha alcuna esperienza politica, che è?).
Dopo aver accusato La Lega delle peggiori cose si fa un’alleanza (un contratto chiedo scusa) con la Lega.
Dopo aver urlato a difesa della Costituzione come degli ossessi, si intima – minacciando in alcuni casi – al Presidente Mattarella cosa fare, evidentemente non conoscendo la Costituzione o fregandosene di quanto prescrive.
Dopo le minacce inqualificabili e violente di trattare il Palazzo del Quirinale come la Bastiglia.
Dopo aver stilato nelle segrete stanze la lista partitocratica dei Ministri in barba a trasparenza e streaming e nemmeno condividendo le scelte con chi dovrà fare il Presidente del Consiglio.
Dopo aver detto tutto e il contrario di tutto sull’Euro e sull’Europa.
Dopo aver conquistato consenso sulla pelle dei più emarginati del mondo (gli immigrati), di migliaia di morti nel Mar Mediterraneo e con le balle spaziali della peggiore campagna elettorale della Storia.
Dopo tutto questo e molto altro, dopo contraddizioni e opportunismi così grandi da divenire forse invisibili e indicibili, non serve richiamare all’ordine questi sfascisti. Serve organizzare la resistenza nonviolenta di chi sogna un mondo aperto, un’Italia in cammino verso un’Europa federale, democratica e laica, una economia capace di guardare agli ultimi senza essere statalista, protezionista e razzista, una democrazia che conquisti nuove strade e non chiuda quelle vecchie distruggendo le fondamenta dello Stato liberale.
Non in difesa ma all’attacco!
Altro che regime! Altro che partitocrazia e spartitocrazia! Altro che legalità, trasparenza e onestà praticate! Altro che libera informazione! Le nostre analisi ultracinquantennali sulla teoria della prassi, sui fini che non giustificano i mezzi ma i mezzi che prefigurano i fini, devono farci vedere chiaramente la gravità della situazione!
Serve una generazione di cittadini coraggiosi (giovani o vecchi non ha importanza), che non chinino la testa e sappiano avere occhi per sognare, braccia per abbracciare, labbra per sorridere e baciare, mani per costruire, gambe per far camminare le idee, testa per far crescere la fantasia e le speranze di ciascuno.
Idee di libertà e passione civile, che non possono e non debbono essere recluse nei confini delle Nazioni o delle Patrie e devono contrastare le illusioni, foriere da sempre delle peggiori tragedie.

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Cannabis legale
fai da te

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Era il 1975 quando Marco Pannella fumò uno spinello in pubblico e si fece arrestare. Un’azione di disobbedienza civile che allora fu dirompente e rivoluzionaria ed ebbe il merito enorme di aprire, finalmente, il dibattito sulla follia delle politiche proibizioniste sulle droghe. 40 anni fa quando aprivamo un tavolo per strada per chiedere di legalizzare le droghe (almeno quelle leggere) prendevamo valanghe di insulti; oggi lo stesso tavolo produce strette di mano e pacche sulle spalle. Abbiamo cambiato la coscienza del Paese ma la legge e la politica sono indietro che arrancano e continuano a dare nelle mani della criminalità organizzata i proventi della droga proibita, con il danno collaterale di riempire le galere di disperati. Nello scorso Parlamento siamo giunti a un passo dall’approvazione di una legge che legalizzasse coltivazione e consumo di Cannabis.

Per proseguire idealmente quella battaglia, dopo innumerevoli disobbedienze civili e processi, autodenunce e referendum (uno vinto nel 1993 che cancellò le pene per uso personale), progetti di legge di iniziativa popolare, oggi voglio proporvi in pillole qualche consiglio per coltivare la Cannabis, ricordando che ne esistono molte varietà e che quelle a basso tenore di THC sono legali. Per approfondimenti potete consultare il libro di Luca Marola “Marijuana in salotto. Guida alla coltivazione fai da te” che illustra come fare anche con varietà più resistenti e dalla maturazione più rapida come le autofiorenti.

La Cannabis è pianta annuale, da seminare a mezzo cm di profondità in terreno a pH neutro tra marzo e aprile (se lo fate in questi giorni di maggio siete ancora in tempo). Occorre un vaso con terreno umido che va posto al buio; dopo circa 2 giorni nascerà la piantina che deve essere messa subito in luce. Annaffiare poco tutti i giorni ma non nella parte centrale della giornata. La maggior parte delle varietà fioriranno a luglio (la variabilità è tuttavia ampia) e dalla fioritura in poi occorre aggiungere fosforo e potassio all’acqua di bagnatura. Il concime adatto lo trovate nei negozi specializzati e va bene per Cannabis e orchidee; non esagerate che potreste danneggiare la piantina. Quando i fiori hanno i pistilli di colore aranciato e si formano goccioline opalescenti si possono raccogliere le infiorescenza (solitamente tra settembre e ottobre). Il raccolto deve essere fatto seccare per qualche settimana al buio e al fresco e lasciato “conciare” per qualche mese per ottenere il massimo risultato.

In attesa della legalizzazione della coltivazione anche per uso ludico, almeno impariamo come si fa per farla crescere rigogliosa.

Igor Boni – Direzione nazionale Radicali Italiani

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Risuona ancora la eco “inciucio inciucio” per qualsiasi cosa, fino alla più ridicola e oggi gli stessi che accusavano chiunque di qualsiasi nefandezza, dicono che vogliono fare un governo o con la Lega o con il PD, che è uguale.
Potrei aggiungere anche qualcosa sulla questione più volte evocata con strumentalita’ anticostituzionale del governo non votato dai cittadini, ma di fronte alla malafede c’è poco da discutere. C’è da organizzarsi e lottare come e più di sempre.
#PiuEuropa #Radicali

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Riflessioni
e azioni radicali

Stati-Uniti-dEuropa

Nella nostra azione politica di ricostruzione e di costruzione, di fantasia creativa e di passione, non possiamo e non dobbiamo rimanere incastrati nella cronaca politica giornaliera e invischiati nelle nostre vicende interne. Se così facessimo ci troveremmo a essere noi stessi un elemento di un domino che inesorabilmente sta facendo cadere le sue tessere, una dopo l’altra, verso il ritorno agli Stati nazione, ai nazionalismi, alle chiusure di confini, al protezionismo sulle merci e sugli uomini, alla paura e all’odio.
La nostra campagna elettorale incentrata su +Europa non è stata a mio avviso la promozione di una “lista di scopo” come anche tra noi si va dicendo. Liste di scopo erano altre del nostro passato. Questa è stata ed è una lista, un progetto e, spero, un soggetto politico, che mette al centro il principale aspetto da conquistare, dentro il quale si posizionano tutti gli altri. Il federalismo europeo, gli Stati Uniti d’Europa, rappresentano infatti il principale obiettivo concreto da raggiungere. Un obiettivo che, se vogliamo, diviene anche insufficiente perché dovremmo parlare di “Stati Uniti d’Europa e del Mediterraneo” come evocazione di futuro, ribadendo che il Mediterraneo non è un mare che ci divide ma che ci unisce. Lo dovremmo fare proprio oggi che questa prospettiva pare irrealizzabile: una federazione di popoli che abbia la capacità di rispondere ai problemi del nostro tempo, aprendo e non chiudendo e con la forza necessaria per contrastare derive che ci stanno investendo dall’interno, infettandoci e rendendoci più deboli. Ecco alcuni esempi, collegati strettamente tra loro, ma significativi, di ciò che ci invade e che ci circonda.
La Russia, giorno dopo giorno, si dimostra un elemento di grande destabilizzazione per l’intera Europa, con azioni militari di influenza in tutte le opinioni pubbliche in ogni occasione elettorale e non solo. Una propaganda incisiva e inarrestabile, organizzata e finanziata con valanghe di denaro, che continua incontrastata a mietere vittime, scavando la sabbia sotto le deboli democrazie e pseudo democrazie europee. Per inciso occorrerebbe chiedersi da dove arrivano i finanziamenti di Lega e 5stelle che di tutta evidenza per queste elezioni hanno messo in campo risorse molto ingenti.
La vicenda Ucraina con migliaia di morti causati da una guerra di aggressione all’interno dei confini europei continua e si radicalizza, una guerra che per la prima volta da dopo il secondo conflitto mondiale ha cambiato i confini degli Stati con le armi nella disattenzione dei più. Una guerra che rischia di far perdere il pallino europeista e riformatore allo stesso debole governo ucraino, dando una mano alla volontà di destabilizzazione della Russia di Putin.
In Siria, dopo quasi mezzo milione di morti e milioni di profughi, in una guerra dimenticata che dura da oltre 6 anni, continua un indistricabile risiko di violenza che vede protagonisti Assad e il suo regime, i russi, gli Usa, la Turchia (quanto ci sarebbe da dire anche su questo Paese e sulla sua deriva!), l’Iran e gruppi terroristici di varia natura in una escalation apparentemente inarrestabile. Sembra di essere di fronte a una sorta di terrificante prova generale di un conflitto molto più ampio, per ora concentrato in quel territorio ma pronto ad uscirne e investire altri.
In questo contesto la vicenda epocale delle migrazioni di massa, che colpisce in larga misura l’Africa con la sua crescita demografica esplosiva, dovrebbe vedere ragionevolezza nelle politiche dei governi degli stati europei che invece si illudono di nascondere la sabbia sotto il tappeto, fino alla inevitabile esplosione del problema, data la totale assenza di gestione. Problema che, va ricordato, investe innanzitutto proprio gli stessi Paesi africani. Su questo la campagna sulla petizione dei cittadini europei che porta “Ero Straniero” oltre i confini italiani è strumento essenziale!
Si potrebbe andare avanti parlando degli Stati Uniti e delle follie di Trump che, al di là dei suoi tweet e delle sue scelte, mostrano come l’Europa non possa stare più sotto l’ala protettrice degli USA ma debba subito trovare la forza di crescere, anche in termini di capacità di difesa, di politica estera, di capacità diplomatica. E’ evidente che non potremo più far conto sugli “amici americani” ma dovremo arrangiarci e diventare noi protagonisti del nostro futuro, mettendo in discussione ciò che è stato in un passato che non tornerà.
In questo contesto completamente nuovo, che mette a rischio 70 anni di certezze (crescita, pace, benessere) siamo di fronte a un bivio con strade radicalmente diverse. Possiamo lasciarci portare dalla corrente impetuosa verso le spinte che hanno condotto alla Brexit, alla vittoria di forze razziste in Polonia e Ungheria, della estrema destra austriaca, di Lega e 5stelle in Italia o nuotare controcorrente, come sempre abbiamo fatto, parlando di democrazia per l’Europa e per il mondo, di federalismo, di nonviolenza, di giustizia internazionale, di diritto di ingerenza, di politica estera comune, di politiche dell’immigrazione comuni, di uno sviluppo che sappia finalmente conciliare la salvaguardia dell’ambiente e la crescita dell’economia, del fatto che i diritti umani sono universali e non prerogativa solo di alcuni popoli.
Io penso che la sfida che abbiamo qui davanti agli occhi sia chiara. Se la vediamo nelle dimensioni che ha realmente non potremo rimanere intrappolati in vicende piccole o piccolissime che oggi paiono sopraffarci.
Con questo spirito io credo che dovremo dare maggiori fondamenta e rendere più forti le organizzazioni che già abbiamo che producono politica in Italia, a partire da Radicali Italiani ma non solo. Ma credo anche che occorra scommettere su +Europa per dare una prospettiva ai tanti che si sono avvicinati in questa campagna elettorale che non ci ha regalato un successo ma ci ha messo sulle spalle una ulteriore responsabilità. Non possiamo buttare al macero, io credo, la fiducia dei tanti che ci hanno sostenuto e in particolare di chi l’ha fatto avendo tra i 18 e i 25 anni. Molti di questi frequentano le nostre sedi non in nome della storia radicale ma in nome del futuro europeo, che peraltro – come noi sappiamo – ha le sue radici nella storia radicale di questi oltre 60 anni.
Stati Uniti d’Europa, intervento della giustizia internazionale in Siria, denuncia dell’imperialismo russo in Italia e non solo, rilancio dell’organizzazione mondiale delle democrazie di pannelliana memoria, strutturazione di nuclei di iniziativa di +Europa in altri Paesi per costruire politiche transnazionali, potrebbero essere i primi temi sui quali lavorare con il soggetto “+Europa” consegnando ai 4 eletti nelle nostre Isituzioni italiane la responsabilità di lavorare insieme e di fare politica insieme.
L’ho detto alla fine dell’ultimo Comitato di Radicali Italiani e lo ripeto: nella dinamica attuale fra chi ha dato vita a +Europa, la somma delle piccole buone ragioni di ciascuno (vale anche per chi si riconosce nella presidenza del PRNTT che ha fatto altre scelte a me incomprensibili) rischia di avere come risultato il nostro grande torto collettivo.

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